• lug
    01
    2008

Album

Bella Union

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Coccolatissima già da un paio d’anni da addetti ai lavori e pubblico indie più attento (quello del web, ovviamente), immancabile presenza-rivelazione delle pagine di Pitchfork e di tutti i festival U.S., questa band di Seattle approda infine all’esordio su lunga distanza sotto l’egida della Sub Pop, dopo i più che promettenti segnali lanciati qualche mese fa dall’EP Sun Giant. A prima occhiata, è fin troppo facile inquadrare i Fleet Foxes: cinque ventenni barbuti, infettati dallo stesso morbo hippy-folk che ha fatto strage di buona metà dell’underground a stelle e strisce, da Devendra in giù – o, più appropriatamente, Akron / Family (con cui condividono assetto e, per alcuni versi, attitudine – ascoltare l’iniziale Sun Rises, ad esempio). Non esattamente una novità, insomma. Il bello viene però osservando da vicino, quando ci si accorge che, più che con i sunnominati, Robin Pecknold & amici presentano cromosomi in comune con The Band, CSNY e Beach Boys, di cui riprendono rispettivamente l’alchimia ancestrale, le armonie celestiali e gli scenari immaginifici.

Per di più, a velleità sperimentali ed eclettismi assortiti, prediligono la confezione di canzoni folk-pop cesellate ad arte, attraversate da melodie talmente classiche che, semplicemente, sembra siano state sempre lì. Si provi il crescendo emozionale a cappella di White Winter Hymnal, la spirale ascensionale di He Doesn’t Know Why; o ancora le suggestioni pastorali di Your Protector, le architetture strumentali alla Pet Sounds (o, meglio ancora, Smile) di Quiet Houses o quelle in stile primi Floyd di Blue Ridge Mountains; o infine l’intimismo lirico alla My Morning Jacket di Meadowlark e il new traditional – come altro definirlo?di Oliver James. Ma c’è altro. Oltre influenze, assonanze e similitudini, c’è qualcosa di magico e di antico, di onirico e subliminale che percorre queste undici tracce; qualcosa che trascende anacronismi e nostalgie, e ha la capacità di connettere con stati d’animo reconditi. Quando un disco colpisce dritto nel segno in questo modo, vuol dire semplicemente che si è al cospetto di una nuova, grande band.

28 giugno 2008
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