Recensioni

Florian Kupfer torna su Technicolour con il mini album Unfinished, sesta uscita – e seconda per l’etichetta succursale della quotata Ninja Tune – di una discografia che ancora non lo ha visto approntare un album vero e proprio. EP, 12” e tracce disparate ci hanno comunque fornito in breve tempo un’ottima inquadratura generale sui tagli e le diverse esplorazioni che il producer ventottenne di Wiesbaden è in grado di affrontare, tra techno, electro (Brute Force), industrial e house (Feelin), con qualche venatura acid (Discotag).
Unfinished, dedicato alla nonna Erika, è il lavoro finora più interessante dell’artista, che ripone nel cassetto gli scarti industriali e marziali del precedente Explora (2015) per riprendere dall’archivio materiale registrato prima del trasferimento a Berlino avvenuto quattro anni fa. Il Nostro confeziona nuovamente la sua personale visione di una techno a bassa fedeltà più orientata al dancefloor ma senza esserne ingabbiata, arricchendola con sensazioni fluttuanti e sensoriali – vedi il romantico riff di Elle, il campionamento vocale r’n’b preso in prestito da Fairytales di Monifah in Erika e i luminosi arpeggi di synth di Being Me – che danno quello smalto in più ai bassi pruriginosi e ficcanti impastati di hi-hat. Il lato migliore della faccenda lo troviamo però nella conclusiva Unfinished, classico paesaggio basinskiano cupo e tetro che per Kupfer potrebbe risultare un interessante campo d’indagine verso cui orientarsi nel prossimo futuro.
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