Recensioni

Erano 15 anni tondi tondi che i Fly Pan Am non si facevano vivi, dal disco del 2004 sempre per Constellation N’ècoutez Pàs. E ora tornano anche un po’ a sorpresa con un disco in quartetto, Felix Morel (batteria, percussioni), Jean-Sébastien Truchy (basso, elettronica, synth), Jonathan Parant (chitarre varie e voci) e Roger Tellier-Craig (chitarre varie, elettroniche, voci), che è un po’ la summa e un po’ la divergenza di ciò che produssero nella prima fase della propria esistenza. Avant-rock, in definitiva, libero e senza costrizioni, spesso declinato in chiave arty/post-moderna, a volte anche senza capo né coda nelle associazioni o privo apparentemente di una sorta di progettualità che vada oltre il divertissement (e che se c’è, sinceramente sfugge all’orecchio di chi ascolta) ma che ha i suoi momenti di indubbia qualità.
Dopotutto, quel calderone lì, zona Canada barra Constellation ci ha sempre dato delle soddisfazioni e alla fine, al netto di qualche indecisione e/o passaggi decisamente fuori contesto (le urla belluine in modalità black metal non si capisce che senso o finalità abbiano), C’est Ça rinnova il verbo del quartetto, ovvero la collisione tra noise, post-punk, motorik krauto, mini/massimalismo chitarristico, per uno psych-cosmic-rock a forti tinte noise & electronics (specie nei momenti strumentali limitrofi allo sfasciume, vedi Alienage Synthropy). Momenti migliori, quelli più kosmische, ovvero più organici e meno “svolazzanti”, per intenderci: Distant Dealer, con le sue svisate shoegaze; Discreet Channeling, sospesa e materica nel suo condensare tutto ciò che è il mondo Fly Pan Am; One Hit Wonder, sorta di post-rock ipnotico dai bassi cavernosi per dancefloor alieni; Each Ether (al netto delle urla di cui sopra) per le sue reiterazioni cicliche. Per un disco che potrà piacere a fan di Sonic Youth e My Bloody Valentine, This Heat e Can e che ci offre i Fly Pan Am in ottima forma.
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