• Nov
    01
    2006

Album

Plug Research

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Immaginate l’estetica breakbeat/hip hop illuminata di casa Anticon e ritornate al Warp sound, all’immaginario Aphex prima maniera; unite etnica afosa à la Mice Parade via Afrika Bambaataa e pure dell’(acid)jazz; l’indietronica di Styrofoam e la saudade brazilera. Anzi lasciate perdere, pensate che la prima cosa che risalta ascoltando 1983 è l’intelligenza con la quale è stato assemblato. Colpisce il gusto nero con cui l’elettronica bianca diventa di nuovo cioccolato fondente (e sexy), stupisce che la granella dei pixel si veda ancora senza imbarazzi eppure sia così soffice. Zucchero filato.

Flying Lotus è l’appeal ambient-cinematico-indietronico continuamente immerso nei beat, l’occhiale di plastica che convive con il ciondolare del capo. C’è hip-hop e ce n’è tanto, ma non quello che si sente in giro; non pensate al frullato ultracinetico di Prefuse 73, alle contaminazioni indie-rock dei Clouddead o al Dabrye più moroderiano (anche se ci stiamo avvicinando). Nulla è finalizzato, niente cutting, piuttosto Morr sound frullato di groove, in una dialettica in cui alle volte prevale l’uno alle volte l’altro, alle volte c’è dell’altro ancora in un gioco di scatole cinesi dove la più grande è un contenitore frivolo, giocoso, mentre nelle successive l’incastro è sempre più ingegneristico.

Forse seguendo le intenzioni del titolo dell’album, Flying Lotus ci ha voluto far passeggiare nei bassifondi proto-hip-hop della New York di Basquiat, fresca di una rasatura che si è portata via barbe e zampe d’elefante, lasciando dei rimasugli discomusic. 1983 sarebbe un trattatello di poco più di mezz’ora sulla contaminazione tra black-music e l’elettronica dei synth vintage dei Boards Of Canada e degli AIR. Altra angolazione. Altra osservazione pertinente.

Non è tutto: 1983 parla dei ghetti lustrandoli a puntino per i club, come ha sempre fatto la lounge, ulteriore matrice del disco – nella veste indianeggiante con basso Seventies (Bad Actors) o abbigliata da profondità house negre e melmose (Shifty); con etnicismi Mice Parade (Untitled #7), o nostalgia Stereolab (Orbit Brazil) – che peraltro fanno da ponte per l’exotica saudade d’antan (Unexpected Delight); tutto con Aphex undercover (Hello) – e ci sta da dio!

Si sogna e si balla, insomma. Si fanno ragionamenti oppure si decide che basta ascoltare quel suono lì, sotto a tutti gli altri, e godersi quel ritmo, pasta che non annoia, con quella mano a tirarti dentro. Forse non lo citeremo tra 10 anni, ma Flying Lotus, nipote d’arte di Alice Coltrane di casa a Los Angeles, è l’intellettuale con in tasca il perfetto biglietto da visita per gli aficionados delle chill out. Nel suo portafoglio soltanto carte Visa Gold, con le quali può riscuotere da chiunque ami un range di musica che va dall’exotica anni ’50 all’indietronica tedesca. La promiscuità dell’arte contemporanea.

7 Dicembre 2006
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