Recensioni

6.8

Diciamo la verità: all’uscita del singolo di lancio Inhaler in molti pensavano ad una svolta nel sound dei Foals e, vista la presenza di Flood (producer del disco assieme ad Alan Moulder), a una consacrazione nello stile dell’arena rock band sulla scia di U2 e, nel recente passato, The Killers (band prodotte dallo stesso Flood).

Holy Fire rappresenta un’unione ragionata delle peculiarità dei primi due lavori: troviamo affiancate le intenzioni math-rock di Antidotes dalle ritmiche a presa rapida (My Number) ai passaggi pop più maestosi e d’impatto, frutto di pause e muri sonori di Total Life Forever (si pensi a Milk & Black Spiders, inserto balearic incluso). La band si muove in un territorio (anche troppo) noto, con una produzione che arriva a smussare gli angoli e rimuovere le barriere delle precedenti uscite. Yannis alla voce è più convinto dei propri mezzi e conferisce personalità e un ruolo da protagonista al cantato, arrivando fino ai limiti del registro vocale.

Questo album avrebbe potuto rappresentare il passo decisivo per i Foals. Realisticamente però, è difficile pensare che riarrangiando brani come Cassius o This Orient alla maniera di Holy Fire questi risultino pari o inferiori ad ogni altro inedito contenuto. Se a ciò aggiungiamo che tentando d’uscire dal seminato risultano caricaturali e poco efficaci (Providence sembra uscita dall’ultimo non esaltante Bloc Party), con il drastico calo d’attenzione nel trittico finale non si va oltre alla più che sufficienza.

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