• Apr
    01
    2011

Album

RCA

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E' sempre increscioso recensire l'album di una band che reputi estremamente sopravvalutata. Soprattutto se si tratta di un lavoro che tutti, tranne te, sembrano attendere con impazienza.

Magari è colpa del sottoscritto, che non si è mai lasciato blandire da quel post grunge annacquato, tagliato su misura per Mtv, con cui Dave Grohl ha dissipato il credito accumulato in anni di militanza con Scream e Nirvana. Ma tant'è, le strade artistiche di Mr. Grohl, se non infinite si sono certamente disperse in molteplici rivoli.

A tre anni e mezzo dall'ultimo Echoes, Silence, Patience & Grace, il nuovo Wasting Light, registrato interamente in analogico nel garage del buon Dave, promette un rilancio in grande stile per la band, grazie a connubi artistici nuovi (Bob Mould) e ad altri antichi e rodatissimi (Butch Vig, Pat Smear e Krist Novoselic). Pertanto non mi resta che pormi diligentemente all'ascolto.

Si parte con una Bridge Burning tesa e affilata come una pugnalata al petto. Appartiene a quel rock totale, squadrato e finemente prodotto, perfezionato Queens Of The Stone Age, esperienza che non ha mancato di lasciare il segno sul patrimonio artistico del baffuto leader. Stessa cosa può dirsi della seconda e già nota Rope, la quale può vantare un groove deciso e qualche boccaccia metal in più.

Dal progetto Probot all'apparizione in Tenacious D And The Pick Of Destiny, sono anni che Grohl non manca di ricordarci la sua antica infatuazione per il metal degli 80s. Ecco allora che traccia dopo traccia, la chiave di lettura dell'album diventa sempre più chiara. Wasting Light è la logica conseguenza dei Probot.

Raggiunti gli "anta", forte di un successo che il giovane batterista degli Scream non avrebbe mai neanche potuto auspicare, Grohl si abbandona alle passioni di una vita, dimostrando finalmente di infischiarsene di vendite e passaggi televisivi (che comunque arriveranno).

Spaziando attraverso tutte le fogge del rock più duro ed anthemco a cavallo fra 70-80, l'album suona vario, compatto e per nulla scontato, soprattutto se paragonato alle produzioni odierne. Così White Limo ha la foga trita ossa dei thrash della Bay Area. Dear Rosemary ha la melodia e la potenza un pò sguaiata delle migliori hair metal band. Ma soprattutto, in brani come Miss The Misery e Arlandria, c'è la vena innodica e quella produzione luminosa del class rock firmato Desmond Child.

Curiosamente tutte cose che i Nirvana, con i quattro minuti e mezzo di Smells Like Teen Spirits, avevano reso di colpo obsolete. Vent'anni dopo, un Grohl finalmente pacificato, sembra dirci che forse abbiamo sbagliato a buttare il bambino con l'acqua sporca.

7 Aprile 2011
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