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A distanza di tre anni dal debutto Kingdoms, pubblicato da 100% Silk nel 2012 e disco per il quale il producer britannico aveva rivendicato il motto di «I make electronic dancing music», torna Michael Greene con l’ispirato Insides. Lungo questi tre anni, le pubblicazioni in formato EP non sono mancate. Tra il 2013 e il 2014 lavori come SW9, su Spectral Sound, Jetée/Desire e Stay/True su Ghostly International, Her Dream per Live At Robert Johnson, hanno affrontato tutto uno spettro di possibilità di house tinta kosmische e viceversa, unendo sul foglio armonico la sintetica di Giorgio Moroder e tutto un portato di scandinave sonorità nu disco, ascolti di elettronica casalinga (vedi Warp, ma anche 4AD) e dance (deep come tech-house).

Per Insides, Fort Romeau ritorna nuovamente su questi incastri, ma con un rinnovato approccio, spostandosi cioé dal sampling alla composizione, come ha affermato lui stesso recentemente a The Fader. E’ esattamente quello che succede in una tracklist che rappresenta tanto una evidente evoluzione rispetto alle prove precedenti, quanto un più che discreto album di per sé. La tracklist si connota per un mood più dark e clubbista, ma sopratutto per una ragnatela di rimandi tra le Roland della old school house e le tastiere altrettanto vintagiste dell’era cosmica della musica elettronica europea. Oltre al dialogo a distanza Moroder-Daft Punk di Not A Word (con New Jackson ospite), da segnalare c’è la spendida All I Want dal basso bulboso, pianola spaghetti house e cassa dritta a far da gabbia sonica a un gioco di smalti pop vocali (anche trait d’union della tracklist), ma anche il levare e la deepness della title track con i suoi slanci cinematico-sintetici 70s, un po’ come gli Orb remixati da Klaus Schulze, le evoluzioni armoniche dell’ottima chiosa Cloche – come dire, un Frankie Knuckles tra le stelle o, se vogliamo, un Four Tet in versione prog – o di un’altro notturno arpeggiato come IKB.

Ottimo lavoro di quadratura, per Michael Greene, a dimostrazione che anche sulle musiche più abusate dalla retromania di questi anni si può dare uno sguardo personale, senza dimenticare la qualità del suonato e la forza dell’album nel suo insieme.

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