Recensioni

Sul giro indie/hip hop, o street pop come lo chiama qualcuno, su queste pagine ci eravamo già espressi in occasione di Faccio un Casino di Coez; che poi è il nome che chiunque tirerà in ballo parlando di Frah Quintale, e a ragione visto che i punti di contatto sono tanti. Un po’ di piacioneria e un po’ di sana contaminazione, tutte cose che ci stanno e va bene così. Laddove però il disco di Coez, carino ma indeciso, con diversi buoni spunti ma ballerino nella scelta di direzione da intraprendere, si risolveva in un “meh?” non troppo entusiasta, l’esordio di Frah salta l’empasse senza troppo sforzo.
Regardez Moi funziona e basta, mette le cose giuste al posto giusto e – pur senza stravolgere nulla – è un disco che si fa ascoltare volentieri e senza troppe pretese. Sa bene come muoversi e dove vuole andare, senza tentennamenti o ripensamenti di sorta. La ricetta è quella che sappiamo, tra chitarrine e beat, fraseggio rap e cantato, amori e amorini, sigarette e motorini. L’hip hop è filtrato e disciolto in una soluzione pop che resta stilosa ed attuale ma senza eccessi di paraculismo, restando alla larga da (comunque leciti) regionalismi ala Carl Brave e Franco126.
I pezzi parlano grossomodo sempre della stessa cosa: si lascia con la tipa e ci sta male, si fa le paranoie, gli manca il suo (di lei) cane, un po’ di esistenzialismo spicciolo, le stazioni di notte, ci siamo capiti. La scrittura però si assesta su un buon livello, senza troppi fronzoli e con una sua leggerezza un po’ agrodolce che dribbla con patinata eleganza tra i tradizionali paletti del male d’amare. Può piacere un po’ a tutti, da chi ascolta hip hop a chi è restato invischiato nell’indie più chitarrinoso. È chiaro cosa voglia fare, con poche sorprese e nessuna caduta. Gli si vuole bene facilmente, anche se forse non ce ne si ricorderà troppo. E va bene così.
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