Recensioni
Francis Ford Coppola
Rusty il selvaggio - Rumble Fish
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Teresa Greco
- 16 Maggio 2006

“Rumble Fish is a very strange movie and people love it or hate it”. (Susan E. Hinton)
Dopo gli esperimenti formali di One From The Heart (Un sogno lungo un giorno, 1982),Rumble Fishappartiene al versante più sperimentale del regista americano, pur restando all’interno della struttura del film giovanilistico (come il più lineare e convenzionale gemello The Outsiders – I ragazzi della 56ma stradadi alcuni mesi precedente). Tratte entrambi dai romanzi di Susan E. Hinton – anche sceneggiatrice –, le due pellicole sono ambientate a Tulsa, Oklahoma, negli anni sessanta delle band giovanili, anche se in realtà il contesto è atemporale. Francis Coppola o della dicotomia tra arte e mestiere, tra libertà espressiva ed esigenze e compromessi commerciali: un modus operandi che caratterizza da sempre il suo cinema, il prezzo da pagare per film come questo; Rumble Fish e The Outsiders sono infatti antitetici e costituiscono la migliore esemplificazione della “schizofrenia” produttiva coppoliana.
Rumble Fish (Rusty il Selvaggionell’edizione italiana) è un film sghembo fatto di ombre e profili, girato in un livido bianco e nero, ricco di contrasti espressionisti; uno dei leit motiv sono le nuvole che attraversano il cielo, accentuando l’asincronia temporale; il fumo e la nebbia, fluida e mobile, avvolgono le strade, i palazzi, il cielo e seguono la narrazione come un sottotesto, sfumando i contorni e rendendo irreali gli eventi, come una storia sospesa in un limbo.
Il rapporto di amicizia e competizione tra due fratelli, il giovane Rusty James (Matt Dillon, presente in entrambi i film) e il più adulto, idolatrato Motorcycle Boy (Mickey Rourke), una volta a capo di una band giovanile e tornato da poco dalla California, è visto nel contesto delle sfide per il controllo del territorio; alla fine avverrà un passaggio di consegne tra i due con la conseguente crescita di Rusty. Il bianco e nero è spezzato da pochissime sequenze a colori (n.b.: il fratello maggiore è daltonico), in cui si vedono irumble fishes, pesci combattenti, da cui Motorcycle è attratto; questi sono una chiara metafora – si aggrediscono tra di loro per mancanza di spazio e perfino contro la loro immagine riflessa nella vasca, nell’acquario in cui i fratelli li vedono – così come le band e in generale fa l’uomo con i propri simili… Il sogno di Motorcycle, che si rivelerà per lui fatale, è di liberare nel mare i pesci combattenti per fornire loro lo spazio vitale (così come di dar modo di esprimersi ai tanti rebels without a cause).
Film “lisergico” e allucinatorio, immerso in un mondo altro, dichiara i suoi omaggi in primis all’espressionismo tedesco (passando per Orson Welles): inquadrature sghembe, ricche di ombre e controluce, dove la realtà è smontata e rimontata con un distorto senso della prospettiva; sintomatica in questo senso anche la moltiplicazione dei punti di vista narrativi: la storia è narrata da uno dei ragazzi, Steve (Vincent Spano), che ne fa la cronaca in un diario; da Rusty James, attraverso il suo processo di crescita e di malore esistenziale, e da Motorcycle che esprime la realtà in b/n che informa tutto il film. La realtà immaginata, la perdita di senso e di logica richiamano altresì il surrealismo, laddove ne I Ragazzi della 56ma strada i riferimenti erano principalmente a Nicholas Ray, a James Dean e al melodramma alla Douglas Sirk.
Lo scorrere asincrono del tempo è reso anche (insieme al passaggio delle nuvole) dalla particolare sonorizzazione del film; autore della colonna sonora è Stewart Copeland, all’epoca batterista dei Police; il sonoro crea suspence, il suono e la musica sono talvolta soffocate, altre volte stridenti; si sentono rumori di passi, bisbigli, pezzi di frasi che non si colgono, sussurri. Il ritmo percussivo è sostenuto e segna l’accelerazione temporale. Le scene dei combattimenti tra le gang sembrano “danzate” con coreografie che potrebbero ricordare una West Side Story allucinata.
Film che alla sua uscita ebbe tiepide accoglienze di critica e di pubblico (a differenza diThe Outsiders, successo al botteghino) è diventato poi un cult, avendo avuto il merito di far conoscere, insieme al suo film speculare, alcuni giovani attori, che sarebbero diventati famosi (Dillon, Rourke e Nicholas Cage) senza contare i cameo role di Tom Waits (il barista) e Dennis Hopper (il padre).
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