• Ott
    23
    2015

Album
II

In The Red Records

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Cambiano gli interpreti (uno per la verità, non c’è più Rolando Cosio al basso sostituito da Chad Ubovich dei Meatbodies) ma non cambia il risultato per i Fuzz, che con questo secondo album ripropongono un sound proto-metal che va dagli High Tide ai Black Sabbath, con quattordici canzoni ancora di qualità e ancora relegate tra gli steccati di genere. È il limite dei Fuzz rispetto ai dischi solisti di Segall: manca fantasia nell’immersione sixties-seventies, caratteristica che invece ha permesso al ragazzo di diventare uno dei personaggi di culto della scena californiana.

Magari potevano fare la cover band sul sentiero dei Vanilla Fudge (ma lì ci arriverà Segall, che ha già annunciato un album di cover dei T. Rex dal nome Ty-Rex) o aggiungere la componente blues insita nell’hard rock sia inglese che americano a cavallo dei Settanta, dai Leaf Hound ai Cactus. Invece II è uguale a Fuzz, ovvero un disco che fa del riff il suo punto di forza, tra pure copie sabbatthiane (Bringer of Light, Pipe), classici retrò (Rat Race), momenti heavy (Pollinate), space rock di marca Hawkwind (i tredici minuti finali di II) e una ballata lisergica, Silent Sits the Dust Bowl, che parte con il violino e, guarda un po’, finisce in fuzz. È tutto qui e non è poco intendiamoci, trattasi sempre di ottima musica, con tutta probabilità migliore dal vivo che su disco. Però si aspettano delle novità.

2 Novembre 2015
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