Recensioni

7

Il ritorno a Londra dopo dieci anni di permanenza a Berlino e la prima paternità. Sono questi gli aspetti autobiografici che fanno da sfondo al secondo album di George FitzGerald, che dopo l’amore che svanisce (Fading Love, 2015, a sua volta coronamento di un percorso costellato da una serie di EP usciti negli anni precedenti) si cimenta col fato, «tutto quello che dev’essere», vale a dire «quegli eventi sbalorditivi che ci capitano nostro malgrado e che cambiano la prospettiva delle cose». Non per niente, sempre nelle parole dell’autore, i concetti che ruotano attorno a questo disco sono quelli di cambiamento e rinnovamento.

Che poi è la storia della sua vita negli ultimi 18 mesi. Così come rinnovato è il processo compositivo, che a differenza del precedente LP ha visto il DJ e producer britannico focalizzarsi maggiormente sulle parti suonate, quali il piano a far da contraltare ai synth e le percussioni registrate dal vivo in studio ad affiancare la drum machine. Che GF sia uno dei nomi più interessanti e innovativi degli ultimi anni lo dimostrano queste 10 tracce ipnotiche, magnetiche, perfettamente bilanciate tra la cifra morbida e melodica della house/garage albionica (sulla scia di Four Tet e Jamie xx) e il rigore corrucciato dell’IDM mitteleuropea (Moderat, Apparat).

Buoni gli episodi più pop, come la sospesa e crepuscolare Roll Back e la delicata Half-Light, con una maestosa Tracey Thorn. Ma anche i brani senza cantato si rivelano ascolto dopo ascolto, riverberandosi e perpetuandosi nel cuore e nel cervello. La qualità maggiore di questo smanettone natio di Watford, oltre all’abilità di sintesi tra stili e influenze, è la capacità di stabilire una connessione immediata con chi ascolta. Poche note e ci si ritrova a fluttuare in un’eterea miscela di suoni e suggestioni. La componente evocativa ed emozionale la fa da padrona. Fitzgerald sa toccare i tasti giusti, e non solo in senso materiale: Two Moons Under penetra poco a poco; The Echo Forgets volteggia decisa; Frieda cattura. Insomma, un disco che nel complesso non presenta battute a vuoto e colloca l’autore non lontano dalle firme più prestigiose dell’elettronica odierna.

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