Film

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La commedia corale al femminile è uno di quei generi che in un Paese radicalmente patriarcale come l’Italia ha sempre faticato a trovare un pubblico cospicuo. I tentativi negli ultimi anni ci sono stati, basti pensare a Nemiche per la pelle, Ho ucciso Napoleone, Amiche da morire (scritto sempre da Fabio Bonifacci), oppure a quei tentativi di commistione tra la risata e il dramma nudo e crudo come Assolo, Viaggio sola e, soprattutto, La pazza gioia. Tuttavia, sono soltanto numeri sporadici in mezzo al solito minestrone riscaldato di certa commedia che gravita sempre intorno agli stessi temi, come il tormentato rapporto della coppia nella società odierna (perfino l’ultimo Pif trasferiva il concetto nella Seconda Guerra Mondiale con risultati perlopiù tiepidi e non certo originali). Quello che è sempre stato evidente è l’incapacità di modellare un filone cinematografico sulla pelle e il corpo di un personaggio femminile forte, riconoscibile e con una malleabilità tale da poter raggiungere vette comiche e drammatiche contemporaneamente, a patto di essere serviti da un copione all’altezza (se state pensando alla pur bravissima Paola Cortellesi, ricordate che in campo è, purtroppo, sempre affiancata a un protagonista maschile).

In tempi recenti, Miriam Leone – ex-Miss Italia, poi conduttrice, infine attrice – ha saputo arricchire la propria filmografia con progetti ambiziosi, coraggiosi, in grado perlomeno di spostare l’attenzione dello spettatore medio dal prodotto rassicurante e stereotipato. Un percorso intrapreso sia sul piccolo – lo testimoniano prodotti come 1992 (Sky) e Non uccidere (Rai) – che sul grande schermo. Proprio in quest’ultimo terreno di gioco, l’attrice siciliana ha compiuto una scalata che l’ha portata dapprima sul canonico campo di battaglia della commedia all’italiana (Genitori & figli, Un paese quasi perfetto), per poi indirizzarsi sempre di più verso il centro della scena (In guerra per amore), nonché il dramma vero e proprio (Fai bei sogni). In questo senso, Metti la nonna in freezer – esordio alla regia di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, che fin dal titolo dichiarano un’esagerazione atipica e si confessano anomalia nel panorama nostrano – è il punto d’arrivo della 32enne catanese. Si, perché con l’aiuto di due comprimarie navigate come Lucia Ocone e Marina Rocco, quella messa in piedi da Fontana e Stasi è una commedia a trazione femminile che rifugge alla svelta dai soliti cliché narrativi, anzi: in una prima parte programmaticamente più debole della seconda, li mette pure in bella mostra, per poi negarli subito dopo, quasi fossero un peso da togliersi prima possibile. Senz’altro una fortuna: una volta slegato dai soliti schemi narrativi (lui timido, lei con un segreto), Metti la nonna in freezer imbocca la strada del genere (un po’ buddy movie, un po’ thriller per caso), tra Weekend con il morto e Le amiche della sposa (anche se non si spinge mai così lontano).

Certo, non ci troviamo davanti a un film che sconvolge la tradizione nostrana o che si erge a modello da imitare in futuro, ma di sicuro è un passo incoraggiante (saremo curiosi di vedere il risultato al botteghino) per molta commedia a trazione femminile, e che conferma ancora una volta il talento della sua protagonista, davvero capace di qualsiasi cosa (anche con un copione che mischia forse un po’ troppo i registri narrativi senza trovarne uno solido a cui poggiarsi). In definitiva, e al netto di qualche inciampo nella parte centrale, un buonissimo esordio per Stasi e Fontana (per chi non li riconoscesse, quelli dei video su YouTube Inception Berlusconi e Italstellar, già attivi per Sabina Guzzanti e il suo Un due tre stella), che dimostrano una certa padronanza e gusto per il movimento della macchina da presa, nonché ampi margini di miglioramento, tornando ai temi a loro più cari: il precariato, il talento non ricompensato in Italia, un paese vittima di clientelismi e del solito giro di raccomandazioni.

13 Marzo 2018
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