• Gen
    01
    2007

Album

Black Candy

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Nel vuoto lasciato dalla vicenda Joe Leaman, c’è la solitudine fiera di Giancarlo Frigieri. Che non si nasconde, esce allo scoperto scoprendo la ferita di una passione mazziata ma per nulla arresa. Solitudine quindi, e sia: chitarre perlopiù acustiche, percussioni, bave di basso, l’armonica, la voce, Giancarlo fa tutto da sé, e si sente. C’è questa vibrazione ostinata e malferma, questa stolida fragilità che si aggira tra placide trepidazioni folk (Leaves Your Mind), morbidi blues-psych quasi-Lanegan (Ocean Child), afflizioni sperse su spiagge younghiane (Motherland).

Un trapasso lento e denso tra inquietudini piuttosto nude, fili d’angoscia che ciondolano tra elettricità sparagnine (The Dead Children Song) e angelico languore (una She Brings Me Down che sembra Fred Neil nelle acque chete Lambchop). Frigieri non sembra obbedire ad un disegno. Costruisce pezzo per pezzo la propria schiva presenza sonora, ben sapendo che per conseguire l’insidia sabbiosa di una Another Sort Of Murder la naturalezza non basta, occorre una certa “recitazione”.

Allora il costrutto traballa, i limiti ci sono e non c’è maquillage che li copra. Anche perché fanno parte della cosa e occorre accettarlo, se vogliamo che nella sorprendente cover di Blood Of Eden quel farraginoso disarmo Lou Reed / Johnny Cash si riveli messa in scena – già – straordinariamente opportuna per le antiche spore emotive gabrielliane.

Disco bello anche per le debolezze su cui getta impietosa luce.

1 Gennaio 2007
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