• Ago
    01
    2011

Album

Autoprodotto

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Autoprodotto, autodistribuito e soprattutto – buon per lui, buon per noi – sempre più fertile, Giancarlo Frigieri torna a poco più di un anno dal buon Chi ha rubato le strade ai bambini? con questo I sonnambuli che di fatto ne raccoglie il testimone, insistendo nel solco di quella stessa sensibilità disallineata che a tratti sconfina in una calda, meditata misantropia. Tu chiamalo se vuoi cantautorato, senza prefissi né suffissi, questa critica intensa e impietosa sotto forma di canzoni ai (falsi) rituali del vivere civile e al loro inevitabile riverbero nell'intimità. Intendo proprio QUEL cantautorato, dei Guccini dei Bennato dei Bertoli e dei Gaber, per intendersi, le cui calligrafie aleggiano un po' in tutta la scaletta. Quello che non si ha più il coraggio di fare e sentire, perché linguaggio trito e pretenzioso, compiacente e autogratificante, col tranello della retorica sempre pronto a spalancarsi ad ogni passo.

Frigieri, invece, non fa una piega. Tiene la barra ferma e fiera, spreme lo sdegno con cura piantando gli occhi negli occhi del sonnambulismo esistenziale – senza fare sconti, neanche a se stesso – e perciò confeziona dieci ballate ben salde sulle proprie gambe. Perché a farlo con le giuste dosi di intensità, cura e asciuttezza, il giochino funziona eccome, ed è perfino capace di suonare ben immerso nella contemporaneità. Quando poi l'ex-Joe Leaman cala sul piatto gli ingredienti "alieni" del suo retroterra, è il classico grasso che cola: vedi ad esempio la flemma Fred Neil de Il turista, i tremori Tim Hardin nella splendidamente gaberiana Fino a rovinar del tutto, le palpitazioni semiacustiche Eels di Comodo o il fragore Neil Young/Steve Wynn di Controesodo.

Per restare alle canzoni, doveroso mettere in rilievo come La madonna del cavalcavia vanti uno dei migliori testi – accorato e spiazzante – mai partoriti dal Nostro, mentre l'arguta La gente sciorina un bell'arrangiamento in bilico tra oriente e tex-mex. Forse la più bella del mazzo sarebbe l'indolenzita Non lo so dire, ma andrebbero prima digerite quelle somiglianze dell'arpeggio col tema di Rose rosse per te, e francamente la vedo dura. Disco sostanzialmente riuscito, robusto sia esteticamente che poeticamente al netto della tutt'altro che sgradevole fragranza low-cost. Ancora uno chapeau per Giancarlo Frigieri.

23 Agosto 2011
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