Recensioni

6.7

La parola chiave del secondo album di Gianluca De Rubertis, metà maschile del duo synth-pop Il Genio, è contenuta nel già di per sé emblematico titolo: elegante. L’eleganza che vorrebbe farsi marchio di fabbrica ed elemento distintivo di una produzione artistica fino ad ora mai parsa banale e scontata. Ma anche eleganza come sinonimo di fascino.

Così come era già successo per il precedente Autoritratti con oggetti, il De Rubertis “in proprio” sposta il baricentro dal pop sbarazzino de Il Genio verso ballate riflessive, ma sempre dal piglio arguto e provocatorio. A cominciare dai vortici “interstellari” di Chiedi alla polvere, la sensazione è quella di essere finiti tra le mura di una lussuosa reggia, tra ammiccamenti sensuali (il glamour di una Mai più che vede il cantautore salentino duettare con Amanda Lear), accelerazioni sintetiche (Cos’è la vita) e camere fumose frequentate dagli spiriti vagabondi di Serge Gainsbourg e delle sue splendide muse (Quello che resta, Labbracadabra). Ma colonne portanti di questo L’universo elegante restano le calde ballads sulle quali la voce baritonale di De Rubertis va a ricamare immagini tra l’onirico e il decadente (a spiccare in tal senso, tra le varie Fiorigami, Quello che resta, La vita è un sogno, è il featuring con Mauro Ermanno Giovanardi in Magnifica notte).

Ogni nota di L’universo elegante sembra calibrata e posata con estrema meticolosità. L’unico rischio dal quale De Rubertis dovrebbe tenersi alla larga è quello di restare ingessato nella ricerca della perfezione. Come si suol dire, “il troppo storpia”, a volte anche il troppo bello.

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