• Nov
    30
    2018

Album

42 records

Add to Flipboard Magazine.

La discografia dei Giardini di Mirò non dava segni di vita dal 2012, dall’epoca di Good Luck. Ma la formazione più post-rock d’Italia non se ne è stata ferma, avendo ripubblicato qualcosa – lo splendido Rise And Fall Of Academic Drifting accoppiato al suo gemello diverso The Academic Rise Of Falling Drifters –, pubblicando altro (la sonorizzazione Rapsodia Satanica) e, singolarmente, toccando talmente tanti ambiti che servirebbe una recensione a parte per darne conto. Sia come sia, non un periodo di inattività, ma al tempo stesso un tempo quasi geologico per l’età attuale; ma un tempo necessario, visto anche lo sguardo obliquo che Different Times vuole offrirci e suggerirci sia sulla band che sul tempo che scorre. Ché alla fin fine non sono solo i venti anni di carriera – una carriera omaggiata da una biografia scritta da Marco Braggion e in uscita per Crac, giusto tributo a una storia che è, mai come oggi, necessario raccontare a un pubblico più ampio – a rappresentare i tempi cambiati, ma proprio i tempi stessi, che li si intenda relativamente al music biz o alle dinamiche sociali di condivisione della musica, alla situazione socio-politica generale o a quella che giocoforza segna anche individualmente i protagonisti di questo disco, tra cambiamenti e sviluppi che caratterizzano anche la resa musicale.

Nessuna paura, la cifra stilistica dei GDM è sempre quella di un post-rock corposo e sognante, etereo al limite del pulviscolare eppure materico e capace di ariose aperture strumentali (vedi Landfall, per fare un esempio), forse un pizzico meno umbratili e malinconiche rispetto al passato e più aperte, includenti. Forse proprio questo è uno dei segni più evidenti di quello a cui si accennava sopra, o forse no; forse è soltanto il primo indizio di un percorso che i GDM vogliono allargare anche a una serie di collaboratori e ospiti, a tratti anche sorprendenti, per dimostrare come l’inclusione, l’apertura, la collaborazione, la condivisione “old school” sia la chiave di lettura probabilmente più sensata per Different Times, la sua ancora di salvataggio, il punto fermo ideale. Ecco dunque la presenza di Adele Nigro di Any Other in Don’t Lie, Glen Johnson dei Piano Magic in Failed To Chart, Daniel O’Sullivan in Fieldnotes ma soprattutto Robin Proper-Sheppard – quel Robin Proper-Sheppard deus ex machina dei Sophia ma soprattutto indimenticato protagonista negli sfortunatissimi God Machine – in Hold On: un pezzo che l’americano ma inglese d’adozione ammanta a suo modo di una poetica e struggente velatura di cupa malinconia che la band riesce a rendere ascendente e trascendente col suo maelstrom sonoro. Solo un piccolo esempio tra i tanti di un disco che è classico eppure fresco, sincero, programmatico verrebbe da dire al punto che, parafrasando, questi sono tempi diversi, nuovi, interessanti.

30 Novembre 2018
Leggi tutto
Precedente
Gazzelle – Punk
Successivo
Laibach – The Sound Of Music

album

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite