• Set
    19
    2014

Album

Santeria

Add to Flipboard Magazine.

C’è sempre stata molta celluloide nella calligrafia dei Giardini di Mirò. Non stupisce insomma che negli ultimi dieci anni abbiano alternato ai dischi “canonici” progetti legati al mondo del cinema: prima la OST di Sangue – La morte non esiste (2006) e poi (nel 2009) la sonorizzazione de Il fuoco, classico del muto firmato da Giovanni Pastrone quasi un secolo fa. Ci ricascano oggi con Rapsodia satanica, commento musicale alla pellicola di Nino Oxilia risalente al 1917, i cui viluppi faustiani erano stati a suo tempo già benedetti da una partitura ad hoc ad opera di Mascagni nientemeno. La sensazione è che, facendo perno su questa modalità compositiva, la band di Cavriago riesca a focalizzare al meglio la propria cifra espressiva, come se il vincolo di questa funzione gli consentisse di svincolarsi dalle schermaglie indie col suo corollario di “opinioni divise”, così da approdare ad una dimensione nella quale il background post rock è una risorsa adeguata anzi necessaria.

Sei tracce per sei movimenti (ovviamente) strumentali che stemperano apprensioni morriconiane, solennità Dirty Three, sabbia Calexico e tremori GY!BE, disimpegnandosi con accorta perizia tra pulsioni digitali e miraggi cameristici. Se VII si candida al titolo di episodio meglio congegnato (battito grave, trilli esotici e scansioni visionarie che spingono la carovana verso una dissolvenza stranamente mitteleuropea), alla incalzante XVII riesce di abbozzare appeal ai limiti del radiofonico col suo languore in sella ad un meccanismo wave. Detto questo, è però la solidità dell’insieme a convincere, la padronanza con cui stratificano elementi (pianoforte, archi, armonica, saz, campane, impalpabili ghirigori sintetici di sfondo…) e modulano influenze mantenendo alta la tensione, gli occhi incollati allo schermo come in un sortilegio consapevole.

Naturalmente c’è un limite, ed è quello fisiologico di chi sceglie di muoversi in un ambito per cogliere le implicazioni del quale l’ascolto da solo non basta. Tuttavia, considerato il percorso dei GDM e la loro collocazione nel presente, mi sembra che si tratti di una scelta ampiamente condivisibile. Forse perfino inevitabile.

10 Settembre 2014
Leggi tutto
Precedente
King Creosote – From Scotland With Love King Creosote – From Scotland With Love
Successivo
Ariana Grande – My Everything Ariana Grande – My Everything

Altre notizie suggerite