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7.2

Dare una voce a chi voce non ha, cantare come atto di libertà: ci sono artisti che non si fermano al puro e semplice compiacere le platee col loro talento, c’è chi fa di più, chi fa, di quella voce, uno strumento di racconto e denuncia, dando vita a un repertorio militante che unisce interi popoli, o solo mondi lontani pronti a combattere le stesse ingiustizie. Sono voci testimoni del proprio tempo, rappresentative di spazi ben precisi. La Rubia canta la Negra, progetto dedicato a Mercedes Sosa, la più grande cantora dell’America Latina e simbolo della lotta per i diritti civili in Argentina, non è solo l’ennesima riconferma della poliedricità di Ginevra Di Marco – qui nelle vesti di interprete appassionata – ma si rivela un tripudio di strumenti e calore, prova della generosità artistica della toscana, una donna fatta di musica, in grado di offrire tutta se stessa al mondo della voce. La Sosa, che per tutta la sua carriera ha subito le oppressioni della dittatura e ha pagato le proprie scelte con un lunghissimo esilio di dieci anni, incarna qui un modello altissimo e al tempo stesso concreto e selvaggio del gioco vocale cui la Di Marco aspira da sempre: due voci uniche, profonde e resistenti.

Ginevra Di Marco, assieme a Francesco Magnelli, compagno d’arte e di vita, dopo essersi dedicata al progetto itinerante Stazioni lunari, ha iniziato un importante viaggio tra tradizione e contaminazioni, da Napoli a Cuba, dal Sudamerica ai Balcani, fino alla decisione di tuffarsi a capofitto nel mondo della Sosa, nella musica latinoamericana, rielaborando e riarrangiando i brani della tradizione. Ideale prosecuzione di Canti, richiami d’amore del 2011, La Rubia Canta La Negra è soprattutto un atto d’amore nei confronti della Sosa, figura quasi mitologica nella storia della musica latina. E in questi casi il rischio di finire in un omaggio ampolloso ma freddo si cela spesso dietro l’angolo. Ma Ginevra, la Rubia, oltre ad essere una delle più talentuose cantautrici della scena folk italiana è anche una donna molto intelligente che sa dosare con dovizia l’affetto umano che la lega alla Negra assieme a un perfetto concentrato di tecnica e preparazione; ecco che ci troviamo di fronte a un disco che oltre a essere un tributo pieno di pathos e calore umano è più di ogni altra cosa il simbolo della contaminazione artistica in tempi e spazi diversissimi. Se Mercedes Sosa con la sua voce ha lottato per la libertà del popolo argentino negli anni della dittatura, insegnando i valori del coraggio e della fiera resistenza alle oppressioni, oggi la Di Marco continua a condannare le ingiustizie del nostro tempo, dando voce a quei perdenti che ancora resistono, come un vento di speranza che può arrivare ovunque. Due donne e due voci che scelgono da che parte stare, e lo fanno in primo luogo con la musica, dimostrazione della potenza politica che da essa può nascere. E di come il canto rappresenti ancora, fortemente, uno strumento potentissimo di espressione collettiva e di partecipazione alla vita sociale e politica. Come ci esorta a essere tutti partigiani, ognuno a sostenere una causa, personale o comunitaria. Una causa che sta dalla parte della libertà, della democrazia, della solidarietà, della lotta a ogni dittatura, pronta a rinnovarsi nel futuro.

La voce della Sosa, “colma di sonorità, un tesoro che spalanca l’anima”, come ha confessato la Di Marco è la guida spirituale che lega i tredici brani del disco, in particolar modo i tre inediti della fiorentina, che gettano uno sguardo su territori sì familiari ma vissuti con coraggio nuovo, raccontando la ricchezza della cultura musicale del nostro mondo. Lei, donna Ginevra che guarda sempre verso il mare, ha riportato a casa canzoni manifesto con una veste quasi minimale, lontana da certi barocchismi del folk all’italiana. L’inquietudine malinconica di Fuoco A Mare riveste un testo, dello scrittore fiorentino Marco Vichi, che ispirandosi alla figura della Di Marco, viaggia su un tappeto chitarra e voce doloroso e stanco, in un canto popolare per anime combattenti. E ”quando la notte scende leggera, canta il dolore e l’ingiustizia”, anche donna Ginevra è pronta a scendere nuovamente sul campo di battaglia. Dal tango di Sulla Corda, con una fisarmonica neorealista in grado di far ballare la stessa voce caldissima della nostra, al mantra tutto tzigano di Saintes Maries de la Mer, brano catartico dedicato alla festa gitana di Santa Sara, protettrice di tutti gli zingari del mondo. Accanto a queste perle grezze del cantautorato della Di Marco, un vortice di poesie cariche di emozione e orgoglio, ovvero quelle canzoni che profumano di terra e tradizioni, divenuti quasi dei feticci per le battaglie della Sosa: da Luna tucumana, struggente inno alla nostalgia di Razon de vivir, la fisarmonica di Alberto Becucci incontra la chitarra di Andrea Salvadori per sposare la voce di Ginevra in un perfetto equilibrio delle parti. Todo Cambia, qui cantata in italiano su adattamento scritto da Teresa de Sio, è stata registrata come viene suonata dal vivo, con i suoni del coro mixati con quelli del pubblico per un’apoteosi di brividi e occhi lucidi. Gli arrangiamenti spesso minimali di pianoforte e chitarra, o la milonga di El violín de Becho, riescono ad adattarsi a un sound più sperimentale, fra groove e synth, voce e fisarmonica, in un continuo gioco di contrasti. I colori di un’Italia che si fa Argentina esplodono in Volver a los diecisiete, un’invocazione alla purezza adolescenziale per chiudere con la ballata struggente di Solo le pido a dios, suonata in studio in presa diretta da tutti i musicisti.

Kazoo, magnellophoni, violini, ottoni, mandolini, guitalele, tzouras, mandoloncello, armonica a bicchieri: la strumentazione che accompagna il disco, sebbene imponente ed eterogenea, non eccede mai in facili artificiosità lasciando che sia la voce di Ginevra a raccontare una storia dopo l’altra. Donna e cantora, la Di Marco come la Sosa regala con la sua voce un suono profondo, incisivo, divinamente terrestre, accogliendo l’ascoltatore dentro storie fatte di carne e sangue. La Rubia Canta La Negra è una vertigine inarrestabile di spiriti dolenti e battaglieri, è lo scorrere del mondo in mezzo a un canto eterno e infuocato. Come dovrebbero essere tutte le cose della vita.

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