Recensioni

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Colpita da evidente elefantiasi produttiva, la romana Heavy Psych Sounds si sta facendo largo nell’immenso panorama mondiale dell’hard & heavy psych/stoner a furia di colpacci più o meno fortunati e noti. Tra nomi più o meno grossi e/o di culto – dai Fatso Jetson a Karma To Burn, passando per White Hills e i Mondo Generator di Nick Olivieri – o di “nuove leve” scoperte in ogni angolo del globo terracqueo (Duel, Farflung, gli ucraini Stoned Jesus, gli svedesi Throneless, i finlandesi Monsternaut e il dio della psichedelia sa quanti altri), sono sempre i gruppi di casa nostra a farsi notare, dimostrando che il gap col resto del mondo è ormai roba più che superata. Non solo i padroni di casa Black Rainbows, non solo due baluardi come Lento e Tons, oppure gli Isaak; ora con la ristampa di Magnifier anche i milanesi Giöbia si aggiungono al roster della label, con un lavoro che è perfetto sunto delle anime che muovono Heavy Psych Sounds.

Psichedelia acida, dilatazioni post-floydiane, svisate lisergiche, aperture melodiche, saturazioni chitarristiche, alterazioni percettive, delirio da abbandono nello spazio profondo: tutto in un album solo che, a differenza dell’edizione originale su Sulatron, si avvale di una traccia bonus (Magic Potion, cover degli psichedelici inglesi Open Mind) e di una grafica di copertina in pieno stile sci-fi/psych tipico della casa madre e opera di Laura Giardino. Eredi degli Hawkwind, come spesso si è detto? Molto probabilmente sì, viste le coordinate sonore lungo cui i Giöbia si muovono, ma c’è nel suono della band un senso di apertura verso le contaminazioni che non lo fissa mai in poche coordinate, alternando e alterando i riferimenti di genere. La cavalcata stoner di The Pond o il fluviale space-rock di Sun Spectre, tutto vuoti e pieni, dilatazioni e saturazioni, non sono che due esempi della botta che questo Magnifier si porta in dote.

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