Recensioni
Giorgio Canali & Rossofuoco
Giorgio Canali e Rossofuoco
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Fabrizio Zampighi
- 24 Maggio 2009

Uno e trino come Dio. Ma meno superbo. Perché per Giorgio Canali l’importante è sempre stato il contenuto, non lo status che si raggiunge. Oltre il deserto ideologico di buona parte del rock nostrano, le fondamenta in polistirolo di certe avanguardie, le convinzioni religiose della nuova borghesia indie, c’è sempre lui. Chitarrista nell’ultimo P.G.R., mecenate de Le luci della centrale elettrica, musicista solista – feat. Rossofuoco – in questo Nostra signora della dinamite. A sottolineare, come se ce ne fosse stato bisogno, lo spessore artistico di un personaggio che a cinquant’anni suonati continua a dare lezione di coerenza agli esordienti, con dischi stracolmi di impeto barricadero.
Il quinto episodio in solitaria del Nostro non fa eccezione in questo senso, almeno a giudicare dai crescendo di Quello della foto, dal ritratto dell’italietta squallida e stereotipata di MP nella BG, dal battere veloce di Respira ancora. Anche se sotto la superficie, questa volta, pare che ci sia dell’altro. Fondamentalmente uno stemperarsi dalle tensioni superficiali, che se da un lato richiama etiche quasi autoriali brillanti ma non insospettabili – il Fossati in salsa americana di Tutti gli uomini -, dall’altro sembra mollare un po’ la presa, mostrando una disillusione mista a stanchezza. Non nei testi, quelli rimangono lucidi e affilati. Piuttosto nella musica, sofferente per un senso di distacco che, in qualche caso, suona persino prevedibile. Se il Lou Reed di Nuvole senza il Messico riesce ancora a scuoterci, diversa sorte tocca a Rifugi d’emergenza, Schegge vaganti o la conclusiva Mme Et Mr Curie. Appiccicate come sono ad un autoreferenzialità osmotica che è scorrere irrequieto nelle intenzioni, ma convenzione nella pratica. Si parla di sfumature di colore, è evidente, non di cedimenti strutturali, che tuttavia influenzano l’economia del disco. Lasciando Nostra signora della dinamite nel limbo delle produzioni “piuttosto” interessanti, invece di farne, com’era lecito attendersi, una delle migliori uscite dell’anno.
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