• Feb
    18
    2013

Album

Slumberland

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The New Life è il secondo album dei Girls Names – se escludiamo l’otto tracce You Should Know By Now targato 2010 – ed arriva a quasi due anni di distanza da Dead To Me, un lavoro che ha diviso gli addetti, convincendo alcuni e lasciando invece più freddi – me compreso – altri.

Abbandonate quasi completamente le atmosfere surf/garage (I Could Die o Cut Up dell’esordio) con il sophomore, la band di Belfast si va ad inserire prepotentemente sia all’interno di un certo jangle-pop revival (vedi compilation), sia negli ultimi risvolti “garage goes pop” (The Fresh & Onlys), due aspetti che hanno fortemente caratterizzato il 2012. Una nuova vita, o meglio una svolta, peraltro già intuibile dall’ottimo split single – sfortunatamente qui non incluso – con i Weird Dreams dello scorso anno intitolato A Troubled See/House of Secrets.

La lunghezza dei brani – i sette minuti e passa della titletrack parlano da soli – e lo spazio lasciato agli intrecci strumentali aumentano, ed è un bene considerato che l’anello debole della proposta sembra continuare ad essere l’intuizione melodica – non troppo sviluppata – delle linee vocali di Cathal Cully: i riff jangly rimangono infatti forse più impressi delle strofe o dei ritornelli, quando presenti.

Immaginate la malinconia dei Real Estate e sostituite gli sporadici slanci d’entusiamo con derive post-punk (soprattutto le basslines, ma anche come mood generale del disco) più scure. Drawing Lines, uno dei brani migliori, può esserne l’emblema. Ritmi al limite della wave (Hypnotic Regression), timbro vocale che si fa meno scanzonato e più cupo (Occultation) e una band che sa benissimo dove puntare senza rinunciare a colpi d’effetto – si prenda il rallentamento, anche qui già sentito nell’ultimo Real Estate, a metà di A Second Skin – nei quali entra in scena un buon utilizzo dei synth e di suggestioni tra il sinistro e lo psichedelico. E’ tutto dosato sapientemente e la crescità (anche nella cura-Cure sonora) c’è e si sente.

I Girls Names rientrano in campo in una veste nuova, saltano parecchi avversari, impressionano con alcuni passaggi assolutamente sublimi ma non arrivano ancora al goal decisivo. La strada è quella giusta, devono solo dimostrare di poter raggiungere certi picchi con una maggiore continuità. Ciò nonostante, The New Life rimane comunque un disco che sotto alcuni aspetti (atmosfera, scelte stilistiche ben definite) può tranquillamente ambire allo status di culto.

29 Gennaio 2013
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