Recensioni

8.4

In occasione del nuovo tour e dell’uscita di LIVE in ROMA ci fa piacere riscoprire i Goblin, da sempre una delle band italiche più apprezzate all’estero e in generale responsabili di alcuni degli accompagnamenti musicali più emozionanti del cinema horror tout court. Uno dei principali fautori dello spessore internazionale acquisito nel tempo dalle italo-soundtrack storiche, un filone che continua ad esercitare la sua forte influenza ancora in tempi recenti (ne san qualcosa il nostro Bottin, Umberto e Xander Harris, ma presi lateralmente anche i Lindstrøm & Prins Thomas di II, lo Zomby di Dedication e i recentissimi Planet Terror).

Ci piace ricordarli oggi ai tempi di Tenebre, che consideriamo il loro canto del cigno. In quegli anni infatti la celebrità maturata grazie ai colpacci dei secondi 70s (Profondo Rosso, Roller, Suspiria, Zombi) si era persa in una terra di mezzo caratterizzata da alcuni lavori meno riusciti (Squadra Antigangsters, Amo Non Amo) e dai troppi cambi di formazione. Tenebre, anno ’82, rappresenta la rinascita dei veri Goblin nella loro formazione originale, la stessa di Profondo Rosso, fortemente voluta proprio da Dario Argento per il film in lavorazione. Un progetto che diventerà sia per la band che per il regista una sorta di ritorno alle proprie radici, con Argento che torna al thriller dopo la parentesi horror di Suspiria e Inferno e i Goblin che abbandonano la leggerezza dei lavori precedenti, rinunciano anche alle sperimentazioni investigate in Suspiria e si rituffano su un sound sincero, che prenda allo stomaco e trasmetta terrore a pelle.

Probabile che a quei tempi nessuno, né i sostenitori, né Argento né i Goblin stessi, si aspettasse da Tenebre una delle loro opere migliori. La sola titletrack è un vero capolavoro di musica horror: apre un vocoder demoniaco che ti trascina in un girone infernale nascondendo un tempo diabolicamente allungato su 10/8, poi l’incognito giro di tastiere e il groove deep-electro su una cassa dura come la morte, per sfociare infine in un’orgia di organi soprannaturali che conducono la lezione prog nel suo risultato più efficace. Per molti il vertice assoluto della produzione Goblin, valorizzato ad arte dallo stesso Dario Argento con una strepitosa carrellata mobile di 5 minuti che rappresenta uno dei più riusciti connubbi musica/cinema di sempre, puro godimento estatico per cinefili e amanti dell’arte in senso assoluto. Lo stesso brano verrà campionato venticinque anni dopo dai Justice, nella Phantom del loro esplosivo primo album, a testimonianza dell’influenza che i Goblin hanno ancora sulla nuova generazione.

Il resto della soundtrack riflette la coscienza stilistica della band: c’è Gemini che decolla su un kosmische krautrock altezza Vangelis/Jean-Michel Jarre riversandosi poi su una durezza thriller di buio pesto venato di free jazz, Flashing che capitalizza le incursioni elettroniche con un tessuto ritmico che è praticamente technopop targato Kraftwerk, Waiting Death e Jane Mirror Theme che riprendono due suite di Tenebre riempendo l’aria di vuoti e sincopi ad amplificarne le suggestioni e Lesbo che chiama in causa il vigore rock degli 70s appena conclusi. In mezzo, a cadenza costante, interviene il carillon di Slow Circus a rappresentare la falsa innocenza infantile come già faceva la nenia psicotica di School At Night in Profondo Rosso.

Un disco che incrocia il background prog della band e le sue solide premesse intellettuali, insieme a proposte elettroniche e affluenze dancey che costituiscono il vero passo avanti della Goblin evoluzione (siamo a ’80 appena iniziati, in piena ascesa synth e col mondo dance in fermento). Dopo Tenebre non si raggiungeranno mai più tali livelli (stessa cosa può esser detta per Argento, per inciso), considerando i ritorni più validi, Phenomena e Non Ho Sonno, semplicemente dei buoni lavori. L’eredità lasciata dai Goblin però è imponente e merita di essere celebrata a dovere per quel che la band ha rappresentato. Esattamente la stessa immagine resa dalle vicende della Roma moderna raccontate nel film: uno squarcio profondo di assurdo e orrorifico tra le pieghe della normale quotidianità.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette