Recensioni

Certifica la ripresa a pieno regime della sigla, questo Post-Self, album lungo che segue a ruota la pubblicazione di A World Lit Only By Fire che, a sua volta, rimetteva in circolo la storica band di Justin Broadrick e BC Green. Ma certifica anche come quell’album, come il precedente EP Decline & Fall, fosse un warm-up, una sorta di catalizzatore di demoni lasciati a sgocciolare per i tre lustri abbondanti di iato che hanno tenuto sospesa una delle sigle più estreme e senza compromessi delle musiche inglesi e non solo.
Post-Self dunque sembra rinverdire, al netto delle ovvie decadi passate e del noise scorso sotto i ponti, i fasti di album storici come Pure e addirittura Streetcleaner, indubbio zenit creativo del duo, per chi scrive. Nelle 10 tracce dell’album (nella versione digitale appaiono tre bonus track in coda che sono in realtà tre storiche “liason” broadrickiane, ovvero il dub, la versione alternativa e il remix, nel caso opera di JK Flesh) c’è infatti la stessa dimensione ossessivamente angosciante che si trovava in quei solchi distanti nel tempo, la stessa malinconica desolazione, l’identica violenza repressa, costretta, circoscritta, che esplodeva e insieme implodeva nell’immediatezza del post-thatcherismo e nell’esplorazione di generi ancora da codificare. Ciò, molto probabilmente, avviene perché a essere simili sono anche i tempi e i contesti in cui Post-Self e i due album citati sopra, sono stati pensati, composti e realizzati.
In una nuova età di mezzo di precarizzazione della società, di disagio sociale, di alienazione quotidiana, di post-urbanizzazione coatta, gentrificazioni violente, e nonostante, per ammissione dei due, l’album verta più su tematiche “interiori” come “anxiety, depression, fear, mortality and paternal/maternal relationships”, pezzi come Be God (vedi alla voce Pure o a una estremizzazione del concetto alla base di Jesu) e Parasite (vedi alla voce Like Rats da Streetcleaner) sono esemplari nella loro devastante forza post-industrial, tra chitarre dal peso specifico del metal senza averne le connotazioni più evidenti e un utilizzo del rumore che è sintomatico del ruolo di leader primigeni in certi ambiti.
Post-Self è dunque un nuovo passo, scevro dalla mera riproposizione di un suono ormai canonizzato eppure in grado di ricrearsi mantenendo crismi e peculiarità: Mirror Of Finite Light, col suo groove da catena di montaggio, Pre Self col suo sustain & release alienante o la conclusiva The Infinite End, con la sua rielaborazione delle istanze post-rock virate verso il disfacimento, ne sono un perfetto esempio. I Godflesh sono ufficialmente tornati.
Amazon
