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7.5

Epici e anarchici come solo loro sanno essere, i GY!BE tornano a stretto giro di posta da Allelujah! Don’t Bend! Ascend! dopo lo iato pluriennale che ne mise in discussione anche la sopravvivenza. Lo fanno con questo Asunder, Sweet And Other Distress che, se da una parte è il lavoro più focalizzato e privo di orpelli della loro carriera (per lo meno rispetto alle fluviali release precedenti), dall’altra ne rappresenta un’essenziale summa in termini di suono e immaginario.

Unite da una maggiore attenzione in fase di registrazione (Greg Norman di Electrical Audio è il sound engineer), e stipate, si fa per dire, nel più consono “formato vinile” (l’album dura insolitamente 40 minuti ed è singolo), le nuove cavalcate soniche, che da sempre contraddistinguono la band, non variano perciò di molto rispetto ad una proposta considerabile classica, tanto è cristallinamente identificabile. L’epico e caratteristico crescendo in modalità post-rock dell’introduttiva Peasantry or ‘Light! Inside of Light!’ è riduttiva summa a parole per un monolite che procede magmatico, facendo filtrare intarsi lievemente orientaleggianti, passi desertici e polverosi prima delle aperture all’unisono di chitarre e corde come da programma. Una introduzione che si scioglie in Lambs’ Breath, vera e propria controparte in nero tra nebulose di droni, cupio dissolvi smaterializzato, disturbi elettrostatici, ambient nero-pece ed elettroacustica cangiante

Da quella discesa negli inferi si prosegue sull’altro lato del vinile, e con Asunder Sweet si ri-ascende riemergendo da quella melma oscura e materica ottundente, verso la conclusiva suite gemella Piss Crowns Are Trebled. Pezzo GY!BE vintage, da pugni ossuti scagliati verso l’alto, col violino a spaccarlo in due e le chitarre a non fare prigionieri.

Un andamento ellittico che ci ricorda quanto la trascendenza sia elemento fondamentale nella concezione musicale e non dei canadesi, e che in questo Asunder, Sweet And Other Distress il tutto viene affrontato da una prospettiva nuova, ovvero quella dell’essenzialità e della concisione, della sintesi verrebbe da dire, se non suonasse paradossale. Però poi, in definitiva, non perde una stilla in potenza evocativa.

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