Recensioni

Fatemi un favore. Prima di leggere questa recensione andate su my space e ascoltatevi il nuovo singolo della rinnovata diva albionica. Per carità, non ho nulla contro telefilm come Dawson Creek, Smallville e OC anzi, li trovo perfetti per identificare un certo tipo di pop americano ultra-patinato, eppure odio dover fare certi paragoni parlando di un’artista britannica come Goldfrapp che pregi e difetti alla mano, non appartiene certo del rooster della Vargant. A&M, pezzo di lancio di Seventh Tree del resto è questo, né più né meno, che questo, una porcata confidential pop di siffatta pasta.
Retroscena: un leak dell’album del duo Goldfrapp circola già a fine novembre dello scorso anno esattamente quando i primi comunicati stampa parlano di un disco molto diverso dai precedenti, anzi, di più, un punto d’incontro fra il glamour (leggi fetisch) di Supernature e il surrealismo britannico lennoniano. Cosa sarà del surrealismo del beatle nelle giunture latex della pornodiva radical chic tutta orgasmi simulati e motorik synth-beat? Mentre l’epidemia dilaga sul forum del sito ufficiale si scatenano dibattiti stupidissimi tra chi “will wait till the album comes out” e chi lo acclama a forza di “its amazing”. Dopo poco è la Mute stessa a intervenire scusandosi per l’accaduto mentre poco più sotto leggo un thread dove si fa rumour su uno scioglimento dei Goldfrapp. Appresso, un’ultima – patetica – discussione: il Seventh Tree pirata, proprio come il radioheadiano Hail To The Thief, è in verità una versione diversa da quella che uscirà a febbraio.
Normale che l’etichetta stia saggiando il terreno di un lavoro rischioso, ma la cosa paradossale è che il cambiamento è talmente imbottito di cuscinetti che il problema non è più quello di cadere e farsi male. Seventh è una collezione di ballate (e un paio di marcette) molto psych-pop che si scordano in fretta: ci troviamo un becero retrogusto Beatles (Happines), qualche riferimento cinematic (prosciugato della bellezza dell’esordio), qualche sapore Stone Roses missati AIR (Little Bird) e persino roba à la Minogue più svenevole (Some People) e della nostrana Patty Pravo (Cologne Cerrone Houdini, che è poi il brano che salverei). È, in definitiva, un lavoro odioso per quella voglia di piacere a tanti-tutti e per quel suo buttarla sulla bella voce di Allison. Ah ma quanto è brava. Ah ma quanto è bella. Solo lei. Plastica (brutta).
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