Recensioni

E sono tornati pure i Gong. A tre anni di distanza dal buon 2032, la compagine guidata dall’inossidabile Daevid Allen aggiunge con I See You l’ennesimo tassello ad una carriera che, ora come non mai, sembra lungi dal terminare. In questo episodio, accompagnato dagli ottimi Orlando Allen, Kavus Torabi, Dave Sturt, Ian East e Fabio Goffetti, l’anziano musicista (76 le candeline spente quest’anno) ritorna, ancora una volta, alle origini. Niente quinto episodio per la saga Zero The Hero, non troviamo più Steve Hillage, i redivivi freakdelici Gilli Smyth e Didier Malherbe, ma il consueto sublime mescolone di prog, psichedelia, jazz e kraut non manca di certo.
Uno stato di forma invidiabile (l’innesto di giovani musicisti ha sicuramente giovato) che in alcuni momenti diventa debordante, come dimostrato da tracce come Occupy, Syllabub e The Eternal Wheel Spins, dal kraut anabolizzato in cui sale in cattedra Allen, la cui voce plana leggiadra sul serratissimo motorik di Orlando Allen. I See You sembra un disco diviso equamente in due parti : la prima è più nevrotica e agitata e si conlude con lo spoken word di This Revolution, citazione nel titolo e nell’incedere del famoso incipit dell’esordio di Gil Scott-Heron; la seconda, invece, è rilassata e meditativa e si chiude con la strumentale Shakti Yoni & Dingo Virgin: nove minuti e trenta di psichedelia sognante.
Registrato in Australia tra i Flamedog Records Studios e i Bananamoon Observatory Studios, I See You è un disco più che valido, forse il migliore dell’ultima produzione, una sorpresa sia per attualità del suono che per varietà compositiva.
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