• mag
    01
    2009

Album

Warp Records

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Il brivido Stone Roses, i lenti di Neil Young quando ancora li scriveva (All We Ask), i Modest Mouse mescolati ai Supertramp (Two Weeks): praticamente dici rock acustico e visione in eco Mercury Rev. Ma non solo Rev, anche Freddie. Periodo A Night At The Opera, con quel barocchismo che arrivava al limite e quasi scoppiava. La regina c’è perché questo è un disco 70. Anche se sull’etichetta c’è scritto Warp, non confondetevi. Ogni tanto anche in UK sparigliano le carte. Qui l’elettronica è scomparsa. Solo voci, cori a cappella à la Beach Boys e tanto tanto camp che inevitabilmente si rifà ad una cento mille icone. Last but not least: David Bowie.
E questo salto che ci riporta alle settimane astrali di Van Morrison e ai King Crimson di Islands è il segno che il sole di Brian Wilson splende ancora ed ha voglia di farci sorridere con quelle strumentazioni prettamente baleariche (vedi le percussioncine di Cheerleader o le chitarre woodstockiane di While You Wait For The Others) e con quelle voci distillate di bianco ma comunque piene di anima (Foreground, Fine For Now). Per finire, la connessione con gli Akron Family l’avevamo sentita nel Friend EP di qualche tempo fa, ma qui il sentire estatico si incarna ancor di più nelle atmosfere pastello con l’aura fumè che fanno retrostyle e coolness.
Il nuovo corso del rock guarda ancora una volta agli anni d’oro, a quella Mecca settanta di sperimentazione convogliata  poi nella wave 80. La rivisitazione ha del magico e ci ricorda per un momento che in questi anni 00 si può sognare senza glitch. L’orso grizzly ha lanciato l’incantesimo dall’isoletta sperduta Veckatimest. Lasciamoci ammaliare.

7 Maggio 2009
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