Recensioni

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La notizia è che dobbiamo prepararci ad un nuovo album dei Guided By Voices (si conosce già il titolo, English Little League, uscita prevista nei primi mesi del 2013) quando ancora dobbiamo recensire il lavoro precedente. E’ una situazione tipica con Pollard e soci, e sembra proprio che i bei tempi siano tornati. Così tanto e bene che non è il caso di tergiversare né dilungarsi troppo: The Bears For Lunch è il secondo lavoro di inediti (terzo se consideriamo l’ep lungo Class Clown Spots A UFO) dopo la clamorosa e riuscita reunion dello scorso anno, che li vide sfornare l’apprezzabile Let’s Go Eat The Factory. La band di Dayton prosegue sulla propria strada, ovvero fa proprio quello che ti saresti augurato, nessuna sorpresa: spunti hardcore marezzati psych, retaggi wave e vampe power pop, estro stradaiolo e malinconie lo-fi, insomma una fusione di elementi basali che suggeriscono la fantomatica dimensione indie con approssimazione pressoché assoluta.

Diciannove i pezzi in una scaletta eterogenea as usual, patchwork sgranato e pulsante di schegge stradaiole (Dome Rust), sdilinquimenti Badfinger (The Military School Dance Dismissal), inneschi robotici (Skin To Skin Combat), arty febbrile (Amorphous Surprise), metalurgie tribaliste (Tree Fly Jet), fragranze bucoliche (Waking Up The Stars) e agri siparietti The Who (Finger Gang). Una collana di pietruzze grezze dal cuore prezioso, sulle quali s’impongono la cupezza rombante di Hangover Child, il crescendo lisergico agrodolce di The Corners Are Glowing e una Everywhere Is Miles From Everywhere che assieme alla opening King Arthur The Red vaporizza d’un botto le residue nostalgie R.E.M. e Hüsker Dü.

Se l’autenticità nel rock è un concetto morto fin nella culla, questo è un caso in cui mestiere, attitudine e convinzione (stavo per aggiungere: ossessione) la rendono un’eventualità credibile. In altre parole: repetita juvant. Avanti il prossimo.

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