• set
    27
    2013

Album

Polydor

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Nel mondo musicale non è così raro trovare band a gestione familiare: dalle Corrs agli Hanson, passando per la folkloristica meteora The Kelly Family, ci si è sempre domandati più che lecitamente quanto questa particolarità influisse sul loro successo, confrontata con la reale sostanza. Appare dunque molto facile porre gli stessi interrogativi nel caso delle losangeline Haim, in parte mitigati dalla biografia: con una madre cantante e un padre batterista – entrambi per passione e con discreta abilità, vedere per credere – per Este (27), Danielle (24) ed Alana (21) è risultato naturale apprendere l’uso degli strumenti rimanenti (basso, chitarra e synth) per fare musica e completare le jam casalinghe che derivavano dagli ascolti familiari fatti di americana, Rolling Stones e Fleetwood Mac. Sessioni che, col passare del tempo, si sono tramutate in un EP digitale di inediti rilasciato gratuitamente a febbraio dello scorso anno. Forever conteneva tre brani che sarebbero poi confluiti in Days Are Gone: Go Slow, Better Off ma soprattutto la title track, autentico tormentone dal basso funk che ha prima rapito blogger di spicco come Jarri di disco naïveté, poi i magazine musicali e infine la Polydor, che ne santifica il debutto direttamente su major.

Sarebbe deplorevole ridurre le 11 tracce a semplice natura pop – che rimane comunque la matrice del disco – senza menzionare tutto il calderone di influenze che le tre musiciste hanno fatto proprio. Gran parte del disco non avrebbe lo stesso impatto senza l’indole funk che Este – la più ribelle e scatenata sul palco – ha introdotto nelle linee dei pezzi più ritmati; alla babyhaim Alana vanno tributati i meriti principali per i brani più d’ispirazione wave, dove si mette in luce nelle composizioni in synth e tastiera (le Carsiane Running If You Call My Name e Go Slow), mentre la forza rock che Danielle imprime con la chitarra poggia radici sul rock tradizionale, come quello di Santana (Let Me Go, The Wire). Questa distinzione di personalità ha riflessi anche sulle parti cantate, dove è ben riconoscibile l’ariosa vocalità della leader Danielle – spesso e volentieri così incalzante da sfiorare performance degne delle migliori artiste nu r&b, per esempio in Don’t Save Me – rispetto alle altre due, con timbri più sottili.

Alla luce di tutto ciò emerge un quadro più che positivo: le Haim sono giovani artiste dotate di un ottimo potenziale, con un esordio che convince in personalità e con la capacità di vivere il momento senza badare tanto alle apparenze (non ci troviamo di fronte a nuovi modelli di stile o sex symbol, non ce ne vogliano) preferendo concentrarsi sulle possibilità che la vita da musicista le offre, divertendosi giù dal palco e convincendo sopra. In fondo era ciò che sognavano quando, da bambine, passavano i pomeriggi provando nella loro casa.

30 Settembre 2013
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