Recensioni

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Le sorelle losangeline, che avevano fatto parlare molto bene di loro quattro anni fa con un debutto degno di nota, sono tornate. Something To Tell You immerge il pop-rock rétro di Days Are Gone in tonalità malinconiche, lungo terreni sopravvissuti all’urbanizzazione (ne abbiamo conferma nei nitriti di Want You Back) in cui i Fleetwood Mac sono liberi di scorrazzare cedendo, di volta in volta, a tentazioni r&b e al folk – come al rock – degli anni ’70.

Il secondo album delle HAIM conserva la spensieratezza che Florence Welch ha perso per strada, alterna melodie semplici a ritornelli catchy pur rimanendo fedele a una dimensione intima e personale (tanto che Bobby Gillespie è convinto che si tratti di «cantanti gospel»). Non si può non tenere conto del personale se gli arrangiamenti soft rock del terzetto girano attorno all’intricata questione di come siano delicati i rapporti umani. Tutto quadra: dalle avvisaglie country di Little Of Your Love ai tappeti elettronici della title-track, passando per gli archi di Found It In Silence e attraverso la retromaniaca Keep Me Crying. Quel “qualcosa” che le HAIM ci dicono non è per nulla un riempitivo; si tratta, invece, di un monito: dietro l’apparente semplicità di Something To Tell You ci sono grovigli concettuali e sonori che necessitano di più ascolti. Il risultato, ottenuto, è quello di ritrovarsi a canticchiare i brani di questo album consapevoli che non passerà molto tempo prima di riascoltare le dieci canzoni che lo compongono.

Non serve aggiungere un ulteriore plauso a questa band, negli scorsi anni sono stati in parecchi a tessere le lodi delle HAIM. Tutto quello che c’è da sapere è che stiamo parlando di uno dei gruppi – sul loro terreno – più in forma del momento, ascoltare per credere.

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