Recensioni

Disco sinestesico per eccellenza, questo di Hauschka e Hildur Guðnadóttir. Nel titolo ma soprattutto nel concept alla base: musicare attraverso sei brani strumentali alcune tonalità di colore della tavola Pantone (nello specifico, #283, #294, Black 6, #304, #320, Cool Gray 1, non a caso scelti come titoli dei brani). A quella vi rimandiamo per i confronti del caso, anticipandovi comunque che siamo più o meno dalle parti di un blu marino che si scurisce progressivamente arrivando quasi al nero, come a mimare le profondità del mare. Profondità che il violoncello della islandese Guðnadóttir e il piano “preparato” di Hauschka (per i dettagli, c'è la recensione di Salon des Amateurs) raggiungono con un ambient dilatata e malinconica.
Va da sé che confini e significati di un disco del genere sono difficilmente razionalizzabili, soggettivi almeno quanto lo è un accostamento di colore e il gusto di chi guarda (e ascolta). Eppure, nonostante la sostanza non si discosti di molto dalle precedenti produzioni dei due musicisti e da ciò che obiettivamente ci si poteva aspettare (alternanza di pianoforti percussivi e descrittivi come di archi votati al drone o melodici nell'accezione più classica del termine), il risultato non dispiace affatto. Considerato anche che il disco è la testimonianza diretta di un concerto tenuto il 26 febbraio 2010 all'interno del Bubby Blue and Green Festival di Londra e, in quanto tale, qualcosa di irripetibile.
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