Recensioni

6.8

La musica di Hauschka – pseudonimo dietro cui si cela il tedesco Volker Bertelmann – ruota tutta attorno a un piano a coda “preparato” con campanelli, tappi di bottiglia, aste, cavi di metallo, palline da ping-pong e molto altro fissati (e non) alle corde interne dello strumento. Un potpourri di diavolerie assortite che si attiva in parallelo con i tasti del pianoforte e che vorrebbe indagare la ricchezza timbrica dello strumento oltre i limiti dello stesso (per info supplementari guardatevi questo video).

Poi c'è la musica del settimo disco di Mr. Bertelmann: non troppo lontana dal mood degli episodi precedenti ma anche diversa, essenzialmente ritmica, ripetitiva, quasi sempre in crescendo. Il modello generale è quello dell'ambient o dell'elettronica in accumulazione, anche se l'ispirazione maggiore di questo Salon Des Amateurs finisce per essere la dance. Richiamata inaspettatamente dal suono percussivo del piano e dall'incedere meccanico delle note, inchiodata tra gli ottoni a singhiozzo di Radar o magari nel beat ai confini con l'house di Ping.

L'esperimento alla fine funziona, in un misto di classicismo, accademia e avanguardia. Una ricerca di sfumature che è melodia e sperimentazione di materiali, trasposizione di linguaggi e ricostruzione, come da direttive dell'immenso (e precursore) John Cage.

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