• Mag
    27
    2014

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Queenspectra

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Torna Marco Acquaviva con il progetto HDADD: il seguito dell’eccellente Mondo Mzk dello scorso anno cambia passo e invece di esplorare il dark side dell’elettronica post-bass, si insinua su coordinate più cinematiche e lineari, meno shock e più smooth. Gli ingredienti sono una buona insalata di ambient con synth, qualche accenno jazz, ripiegamenti su cinematicità à la Boards of Canada (The Crystal Shoal) e l’inevitabile rimando a krauterie analogiche à la Tangerine Dream (Travelin).

Qui non si può parlare di rock in senso stretto, bensì di viaggio psichedelico in una bolla estatica, una lunga pausa che evita i drop d’effetto. Il disco di Acquaviva è come quel dipinto di Magritte con la pietra sollevata sul mare (Le chateau des Pyrénées): non sai bene se cadrà o se resisterà per sempre in continua tensione sulle onde che si rifrangono sulla battigia. La tensione – musicalmente parlando – è data dal ripetersi dei loop, mentre l’estasi è costruita su suoni soffusi, sorprese analogiche che si mescolano bene con i pad e che in qualche punto sembrano venire fuori dall’hard disk dell’ultimo Lopatin o da un outtake dei Broadcast (Saudubby).

Nel complesso, il disco è un’ottima costruzione loungey, che fa da contraltare “spiritual healing” all’album precedente. Le molte facce di un artista da conoscere e che purtroppo non è stato ancora valorizzato a dovere.

 

30 Giugno 2014
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