Recensioni

7.1

Scherzi del villaggio globale e di una cultura che oggi si sviluppa in senso “orizzontale”. Una volta tanto in senso buono: figlio di immigrati dell’Ecuador, Roberto Carlos Lange a/k/a Helado Negro è nato in Florida trentuno anni fa e, cresciuto nell’alveo della comunità ispanica, s’è guardato attorno assimilando senza pregiudizi. Ha assimilato il suono delle feste notturne illegali che colà si tengono e l’hip-hop, l’elettronica e le mille reinvenzioni del suono latino. Eccolo così artista multimediale con David Ellis e braccio destro di Guillermo Scott Herren in Prefuse 73 e Savath & Savalas.

Al secondo album, nuota in un mare gassoso e glassato di sintetizzatori vintage e più moderni computer, lambendo territori vicini a un incrocio tra Stereolab e Mouse On Mars che calca la mano su retrofuturo e tropicalismo (Con Suerte, El Oeste, Regresa), magari in presenza di Air strafatti di elio ed erba e d’un giovane Brian Ferry che cinguetta agrodolci falsetti (2º Dia, una Oreja De Arena in splendida assenza di gravità). Pervaso di una giocosità pigra ed estiva, Canta Lechuza colpisce dapprima per l’atmosfera, laddove gli ascolti evidenziano una scrittura forte di tastiere dal piglio organico e avvolgenti filamenti d’eco: convincente e piacevole come il suo minimalismo formale e l’ipotesi, buffa ma stuzzicante, di Terry Riley che organizza barbecue da spiaggia assieme a Brian Eno e ai Matmos (in Obara Uno meglio che altrove). Argomenti che uniti alla grazia melodica di una Alcanzar smontano la maggioranza delle mediocrità chillwave, glow-fi e via delirando.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette