Recensioni

Un magma di nostalgie newyorchesi e quindi house. Il sophomore della creatura di Andrew Butler riempie il vuoto che il post-Blind aveva lasciato. Anche senza Anthony, ma con il fresco contributo di Kele Okereke dei Bloc Party, della cantante venezuelana Aerea Negrot, del collaboratore ed ex-fan Shaun Wright e del produttore Mark Pistel (Meat Beat Manifesto), le undici tracce sono comunque tutti potenziali singoli: il disco risulta essere un sussidiario del meglio che la cultura sintetica ha prodotto in questi ultimi trent’anni.
L’eredità disco (Falling), il synth pop di Jimmy Somerville (Painted Eyes con quell’entr’acte mitopoietico da urlo che è il verso Elegance / you were born at night) mescolato a suggestioni discoidi con gli archi in visibilio Philly, la deep-echo garage che trasuda dai muri dei club della grande mela (My House, questa volta senza i Daft Punk dell’amico James Murphy), gli inevitabili Ottanta (Leonora), la puntatina bucolico-folk per il dopo party casalingo (Boy Blue), i Kraftwerk del periodo Computer Love (Visitor), le atmosfere derivate dalla lezione di Arthur Russell (il clarinetto cameristico di Blue Song), il basso e il bbreaking dei Novanta (Step Up) e per chiudere la new age dei Narada e della Windham Hill Records tutta (la ballad It’s Alright).
Tecnicismi a parte, questo lavoro ha due features che lo elevano istantaneamente a rango di piccolo grande classico: si ascolta dall’inizio alla fine e soprattutto si ascolta ovunque. Al club, al bar, in macchina, in cuffia, in corsa, in divano e pure in sauna. Praticamente fa quello che l’esordio aveva annunciato (e che purtroppo molti emuli della DFA non sono riusciti a perseguire nell’immediato seguito): porta la cultura da club nel mainstream pop di classe. È quindi perciò godibilissimo anche per chi non ha nulla a che fare con i sintetizzatori o le casse dritte. In più non servono droghe per capirlo. Nel contempo ha in sè una coscienza storica invidiabile, che esalta ancora una volta l’avventura del virus dance nord-americano. Cosa vuoi di più dalla vita?
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