Recensioni

7.2

Pensare di accostare le figure di Justin K. Broadrick e Mark Kozelek, fino a poco tempo fa, poteva voler dire lavorare troppo di fantasia, cercare e trovare somiglianze (musicali) là dove non c’erano. Poi i Jesu si accasarono alla Caldo Verde Records (etichetta di proprietà di Kozelek) per l’uscita di Opiate Sun e l’idea che i due avessero qualche affinità diventava più di una ipotesi.

A confermare definitivamente il tutto, arriva questo   Ascension: un lavoro che porta il suono dei   Jesu verso velocità prossime alla stasi, un ritmo votato alla riflessione e all’introspezione. Basta solo ascoltare l’apertura Fools: una canzone d’autore malinconica sovrastata da un muro di suono granitico, un pezzo che pare uscire dalla soffitta dei Red House Painters (ecco tornare Kozelek) e che avrebbe potuto essere un loro classico. Di questi umori è fatto tutto l’album, giocato su analogie e divergenze col verbo slow-core, divergenze però significative per rendere il lavoro personale e non meramente calligrafico (ad esempio Broken Home che ricalca lo stile Codeine ma suscitando lo stato narcolettico attraverso la pienezza del suono). C’è il ritorno verso la forma canzone con in primo piano le qualità del songwriting di un Broadrick a quanto pare definitivamente pacificato. Ascension è il lavoro di una band, e del suo leader, che paiono aver raggiunto la maturità.

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