Recensioni

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Il viaggio riprende da dove era iniziato, non tralasciando di mettere in valigia anche gli elementi disseminati nell’ultimo periodo. Gli Holy Fuck hanno forse compreso come la loro esplosività risieda in ciò che meglio sanno fare: suonare elettronica con gli strumenti e con quello spirito punk muscolare e maschio orientato anche al dancefloor. Congrats torna sugli elementi di LP senza perdere il tocco latino e psichedelico di Latin, un lavoro che aveva tradito le attese dopo i promettenti esordi. Da quel momento sono passati sei anni, periodo in cui il tastierista Graham Walsh si è dedicato a registrare i dischi di METZ, Alvvays e Preoccupations. Le loro influenze post-punk si rintracciano in un lavoro che fa emergere il tocco maschio degli esordi insieme ad un groove a tratti funk e leggero. Mix interessante con qualche sorpresa, ma senza sbalordire. Quando i quattro si cimentano con ritmi roboanti, distorsioni e basso ondulare (Chimes Broken), o creano quel groove scuro e ballabile accompagnato da echi vocali e sporcato da stridori (Xed Eyes), dimostrano le loro peculiarità. Discorso che calza a pennello anche con le percussioni sferrate insieme a suoni acidi o nella cavalcante linea di synth e basso da club underground di Caught Up. È in una traccia come Shining, per esempio, che il ripescaggio di LP è evidente, pur essendo lontani dalla carica esplosiva di quel lavoro.

La freddezza rimane, ma non c’è vigore nei sintetizzatori psichedelici e nei vocal dreamy ed eterei di Shivering, o magari nelle atmosfere funky e retrò di Neon Dad che strizzano l’occhio agli Explosions In The Sky e fanno venire in mente Latin. Insomma, c’è un percorso di ripresa degli elementi che hanno caratterizzato i loro precedenti lavori. C’è il tentativo di unirli in un album che, non per questo, perde di coerenza e buone proposte (nell’approccio muscolare, matematico e dance-punk), pur non mostrando molta originalità.

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