Recensioni

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Ops, l’hanno fatto ancora! I dj James Hillard, Jim Stanton, Severino e Luke Howard seguitano a deliziare il pubblico che affolla serate tenutesi non soltanto a Londra, ma pure in acclamati locali di Lisbona, Berlino e perfino Istanbul (senza dimenticare i tendoni a Glastonbury e al T In The Park) con un accurato e competente assemblaggio di italo e vintage disco. Per lo più – causa lo sdoganamento ufficiale del genere da parte della critica “rockista” avvenuto un ventennio e rotti fa – scovando fra rarità e piccole gemme. In modo per certi versi simile alle raccolte di Nuggets e Pebbles dedicate al garage anni ’60, operazioni come questa indicano quanto fosse in realtà multiforme un fenomeno visto a lungo come bieca commercializzazione o svilimento della musica soul.

Smaliziati e vaccinati, sappiamo bene che le cose stanno diversamente, come dimostra anche il secondo volume della serie Horse Meat Disco, mixato senza soluzione di continuità – solo nella versione digitale – su apprezzabili standard e con apici assoluti una Feels Good (Carrots And Beets) di Electra prossima alla mutant più pop e la sensualità fluorescente ma cosmica della cartolina Afrodesia, fenomenale opera di El Coco. Da portare alla prossima festa dove i ’70 trascolorano nel decennio successivo: farete un figurone.

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