Recensioni

Tornano i synth-poppers nu-soul di Melbourne dopo il buon Psychic 9–5 Club del 2014, pubblicato in seguito alla perdita del componente della band Sean Stewart durante la lavorazione di Work, (Work, Work). Per il nuovo album, Jonnine Standish e Nigel Yang hanno deciso di registrare tutto dal vivo, in poche sessioni, tentando di «non spaccare il capello come nel [disco] precedente», hanno dichiarato i Nostri in una recente intervista a The Face. Si punta quindi sull’autenticità e sui testi, che questa volta raccontano storie d’amore e familiari, rispetto all’intimismo isolazionista del passato.
Dopo qualche periodo di lavoro trascorso a Londra e Berlino, i due si sono trasferiti a Melbourne, dove la pressione per l’innovazione sonica è meno pressante, e quindi ci si può concentrare più sul relax mentale, che traspare lungo tutto l’arco del lavoro. Nove brani che vanno dalla ballad pop melò (Into The Drama), alla psichedelia dreamy con accenni elettronici (Mentions, New Year’s Eve), passando per il dark della title track, la cover di Missy Elliott, Hit ‘Em With Da Hee, e la retrofilia con tastierine MIDI di Dream Symbol.
Se il precedente lavoro sembrava in linea con il nu-soul coevo, questo nuovo album riporta il suono agli anni Novanta, tirando fuori dal cappello dei ricordi un sentire downtempo malinconico, che inevitabilmente è sintomo di Portishead, Bristol sound e atmosfere calde à la Tracey Thorn, ma anche di un sentire slavato molto vicino alle estetiche indie 4AD. Siamo al cospetto di due musicisti coscienti di saper costruire atmosfere attraverso sonorità per nulla innovative, ma non per questo meno interessanti. La voce di Jonnine è il principale collante su tonalità da contralto, che si sposa alla perfezione con i layer e i beat di suono rilassa(n)ti del compagno di scuderia Nigel. Musica intimista che colpisce al cuore, a tratti fuori dal (nostro) tempo, più longeva della malinconia post-millennio già storicizzata degli XX o di James Blake. Un disco quindi che verrà apprezzato molto da chi ha vissuto con cognizione di causa i ’90, ma anche da chi sentiva puzza di stantio nelle ultime uscite dei giovani campioncini del nu-soul.
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