• Mag
    27
    2016

Album

Glitterhouse

Add to Flipboard Magazine.

Al terzo disco con i Fatalists (collettivo che vede la partecipazione dei Sacri Cuori), Hugo Race propone un album estremamente intimo, come ammesso da lui stesso, da eseguire semplicemente con una chitarra folk e animati da un bisogno palpabile di una comunione spirituale col prossimo. È un menestrello che vive nella notte o sotto quel sole senza speranza che gli australiani conoscono bene e che descrisse magistralmente Ted Kotcheff nel film Wake in Fright: un folk rock liquido pronto a rivelare un’anima blues nel paesaggio sonoro in cui il cantautore decide di inscenare la vita (la sua, la nostra), in dieci tavole (in questo caso, dieci canzoni). Come il protagonista del film, John Grant, Hugo Race deve venire a patti con quella consapevolezza accecante – simile al sole che non sembra abbandonare mai gli spazi desola(n)ti della sua terra – di poter vagare nell’animo umano senza mai trascendere da quei sentimenti terreni che governano la nostra esistenza.

24 Hours to Nowhere è album che inizia dalla fine di un amore e, nella title-track, la voce di Angie Hart è un fondamentale riverbero delle confessioni snocciolate da un Race che a tratti ricorda Mark Lanegan. La fine è l’elemento portante delle canzoni: vengono setacciati gli ultimi attimi, l’ultimo frame di una giovinezza (We Were Young), di un mondo idealizzato, di una speranza (Lost in the Material World) e di una fede. E se non c’è nessun God in the Sky, se tutte le preghiere rivolte a Dio vengono rispedite al mittente, è compito della voce ruvida del musicista (escluse It’ll Never Happen Again di Tim Hardin e Ballad of Easy Rider di Roger McGuinn, tutte le canzoni dell’album sono scritte da Race) scrollare chi è in ascolto dall’apatia e mostrare come potrebbe essere la vita se si accettasse con lucidità di abbracciare il dolore, per liberarsi da tutta la carica emotiva delle frustrazioni e delle ansie seppellite nella quotidianità.

24 Hours to Nowhere non è altro che la trasposizione in musica de i giorni del vino e delle rose: dura poco, troppo poco, e alla fine permane quella straziante sensazione di essersi risvegliati troppo presto da un sogno che non si farà mai più.

23 Giugno 2016
Leggi tutto
Precedente
Flume, Magnolia, Milano, 21 giugno 2016
Successivo
PAWS – No Grace PAWS – No Grace

album

artista

artista

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite