• Mag
    19
    2017

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Gusstaff

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Il boogie di John Lee Hooker, quel beat sommesso e inarrestabile incastrato sovente su un solo accordo, è sempre stato materia di studio per Hugo Race. L’australiano ne ha data implicitamente una ideale lettura lungo tutta una carriera modellata dal blues e resa unica da una voce cavernosa tagliata su quel suono, grazie a una discografia dalle mille ascendenze stilistiche ma con un’unica, fondamentale radice. Ecco perché questo John Lee Hooker’s World Today, raccolta di cover del bluesman americano pensata in condivisione con Michelangelo Russo (parte integrante dei True Spirit, una delle varie band che accompagnano Race) e registrata in poco più di un giorno a Berlino, ha l’aspetto della piccola rivelazione.

Trattasi infatti non solo di un’interpretazione “tecnica” della musica di Hooker (tra i brani scelti ci sono pietre miliari come Hobo Blues, Serves You Right To Suffer, Decoration Day), ma anche di una rilettura personale di quel “sentimento blues” – da sempre concetto aleatorio ma fondante, filosofico e al tempo stesso assai reale – hookeriano, portata a termine seguendo i parametri stilistici di Race. La coppia di musicisti si appropria dei brani originali (otto in tutto), li spoglia delle rigidità strutturali che li caratterizzavano e li trasfigura in un trotto di riverberi e delay, bordoni e feedback, lentezze e cesellature di chitarre, con lo scopo di ampliare a dismisura quel senso di catarsi e di intima rivelazione già insito nel boogie di Hooker. Tutto rimane ampio e sospeso, insomma, disperso in un orizzonte notturno, ipnotico e stratificato che sembra non avere confini fisici o temporali. La carta vincente è come al solito quel sussurro di voce (che già da solo è una “biografia non autorizzata” di Race), ma anche la scelta di lavorare per sottrazione con la chitarra, delegando all’impasto sonoro, e non solo allo strumento (come da tradizione blues), la responsabilità di definire l’andatura e il mood di ogni traccia.

Nonostante non vi siano grossissime differenze negli arrangiamenti tra i brani in scaletta (ma anche questo, se vogliamo, potrebbe essere un parallelismo voluto con la produzione del bluesman americano), il risultato premia musicisti evidentemente coinvolti e decisamente a loro agio su questo terreno.

3 Luglio 2017
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