• ago
    01
    2011

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Bella Union

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Lo avrete capito ormai che questi sono anni color pastello, fatti di suoni che si perdono nella bruma, voci distanti e climi gelidi. Formalmente lo chiamiamo ancora shoegaze, ma quel comun sentire fatto di Hypstamatic sfocate, narcosi psichedelica e 80s imparati sul bignami, pervade tutto l'underground sfornando quotidianamente i suoi piccoli eroi.

Gli ultimi in ordine di tempo sono questi due svedesi che hanno trovato buona dimora fra le soffici coltri della Bella Union. Il loro psycho pop avvolgente, dalla potente carica evocativa e dal taglio cinematico, gode delle doti da chanteuse della splendida Maria Lindén. E' lei a giocare la parte della Elizabeth Fraser di turno, donando un soffio vitale alle stratificazioni digitali che si inspessiscono lasciando delicatamente storditi.

Certo, ad un primo ascolto è facile confonderli con le decine di act oscuri che portano sul cruscotto il santino dei Cocteau Twins, ma non per questo si fatica ad apprezzarli: basta aver amato almeno un pochino il pop cosmico degli Slowdive, le tempeste digitali di M83 e (in misura minore) dei Fuck Buttons, per sentirsi a casa.

C'è poi un senso della melodia tutto nordico, immediato e diretto (vagamente europop, a dirla tutta) che fa di brani come Load Your Eyes e Pulse qualcosa di non necessariamente relegabile al microuniverso degli appassionati. Sono quei temi in cui la ritmica si fa solida, i contorni più definiti e le voci più tiepide. Ecco il passo che consiglierei loro di fare, quello di mostrarsi in tutta la loro naturale grazia pop e marcare la distanza con tanti pallidi sognatori della domenica.

30 settembre 2011
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