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70

Gli Iceage sono quattro ragazzini danesi nati in quell’underground che poi sarebbe meglio chiamare overground. Tam Tam sulla rete per un disco bello e chiacchierato ancora prima di sentirlo, e all’uscita nemmeno troppa delusione, anzi un post punk al fulmicotone che si era fatto apprezzare: questa la storia del debutto New Brigade targato Dais. Ora a un anno di distanza siamo di nuovo ad affrontare la questione. L’ingresso nel rooster Matador è stato un certamente bel colpo e deve aver pesato nelle menti dei quattro, perché You’re Nothing pare proprio calibrato per la conquista dell’America.

Dunque chi aveva apprezzato le tenebre patinate noise più vicine a una sensibilità europea rimarrà un po’ deluso: sempre di post punk trattiamo, ma diventa molto più pesante la deriva hardpunk californiana 90s, Nofx e Drive Like Jehu su tutti. Scelta non proprio appagante visto che l’eccessiva ortodossia al tema fa suonare You’re Nothing meno fresco rispetto al suo predecessore. E’ un peccato perché sul fronte concettuale l’approccio alla materia rimane sostanzialmente identico e funziona: il post punk Iceage è dritto e melodico, è una malinconia pestata a sangue che lascia piccole aperture alla stonatura e all’imprevisto, con dalla sua la forza dell’immediatezza.

Avessero lasciato più spazio all’immaginazione saremmo qui a parlare di un disco buono per le classifiche di di fine anno. Così invece ci accontentiamo del trittico da repeat Morals, Everything Drifts, Wounded Hearts come garanzia per il futuro.

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