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7.7

Accolto con entusiasmo dalla stampa specializzata di tutto il mondo, compresa quella italiana, già al suo annuncio, il disco d’esordio del producer irlandese Iglooghost, approdato ancora teenager nella losangelina scuderia di talenti Brainfeeder, si presenta effettivamente come il perfetto manifesto per la poetica geniale, folle e sregolata del suo artefice: come spiegato nelle note stampa infatti è stato pensato come colonna sonora per un’immaginaria avventura nel mondo fantastico sviluppato sin dagli esordi dal giovane artista e beat-maker.

Così, nello stesso universo magico e fantascientifico degli ep precedenti, due gigantesche orbite oculari si schiantano contro il pianeta Mamu, dando così vita ad una serie di rocambolesche e coloratissime conseguenze per l’ecosistema e i suoi ospiti, tra cui i nostri strani protagonisti, Yomi, Lummo e Uso: la musica scelta per raccontare e descrivere tutto questo è un improbabile ed entusiasmante pastiche di alternative hip-hop, chiptune, bass-music direttamente dal futuro, j-pop e influenze sempre diverse, dalla dancehall del primo estratto Bug Thief (dedicata all’insidioso Uso) al jazz frammentato di Super Ink Burst.

Nonostante l’eclettismo pressoché esasperato dell’opera, che non trova paragoni in casa Brainfeeder (l’unico riferimento, in termini di inventiva e curiosità onnivora è forse il più mistico e psichedelico You’re Dead di Flying Lotus), e i beats incalzanti e spastici, quasi disturbanti, l’ascolto scorre più che piacevolmente; l’utilizzo delle ritmiche spezzate tipiche di jungle (White Gum), grime (Sōlar Blade) e footwork (Zen Champ) non avvicina però il sound di Iglooghost alle distopie industriali di Gaika o Jlin e neppure all’ortodossia dance di Chicago: i primi paragoni che saltano alla mente sono infatti quasi totalmente europei, da certe uscite spiccatamente orientate al club dell’austriaco Dorian Concept al periodo in cui il fiorentino Cristiano Crisci con il moniker Digi G’Alessio produceva un’elettronica tritatutto e completamente centrifuga, a una versione portata ai limiti della spigolosità degli Apes on Tapes (Teal Yomi/Olivine con il featuring di Mr. Yote al microfono), all’estetica hd dalle tinte esotiche e solari dell’ultimo Mr. Mirtch, finanche al Populous più africano (la cui collaboratrice Cuushe appare anche qui, nella traccia più quieta e morbida, Infinite Mint).

Sono innumerevoli gli spunti e le riflessioni che Neō Wax Bloom porta con sé: da quella, inevitabile, sul talento esplosivo di Iglooghost, a quella sull’influenza delle colonne sonore dei videogame, eppure ciò che più colpisce è appunto la capacità di pescare da generi, stili e scene differenti (e sempre abbastanza di nicchia) per realizzare qualcosa sì di nuovo, ma pure di universale ed accessibilissimo.

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