Recensioni

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Formula che vince non si cambia. E se con Pop Porno si era arrivati a conquistare Simona Ventura (?!) e tutta la sua corte – colonna sonora di Quelli che il calcio -, con il Buscaglione in salsa electro di Cosa dubiti – primo singolo tratto da Vivere negli anni X – magari si busserà alla porta di una Mara Maionchi o di un Morgan. Anche perché nel secondo disco de Il Genio il succo del discorso rimane quel mix intelligente e furbissimo di Air, Serge Gainsbourg, armonie plastificate su synth anni Ottanta unito al sensuale – e un po' forzato – gioco delle parti tra Gianluca De Rubertis e Alessandra Contini. Quest'ultimo vero e proprio valore aggiunto, capace di stimolare un voyeurismo adatto anche agli ascoltatori più distratti che paga e non poco in termini di diffusione.

Strategia, quindi, ma anche una buona propensione a rimescolare le carte. Da un lato affidandosi a una cura dei suoni meticolosa e a una produzione quasi baustelliana – a riprova ascoltatevi le parti orchestrali dell'iniziale Il Genio o della successiva Fumo negli occhi -, dall'altra scegliendo di reinventarsi esplorando col solito pop distratto territori altri. Come accade in una Tahiti Tahiti che cita i Kraftwerk di Trans Europe Express pur restando fedele all'estetica del gruppo o in una Si per sempre mai in bilico tra pop orchestrale e psichedelia. Certo l'obiettivo finale rimane far sentire a casa anche chi nell'esordio aveva trovato un comodo prêt-à-porter da spendere col gruppetto di amici discotecari, ma oltre al glamour c'è della sostanza e noi non possiamo che rallegrarcene.

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