Recensioni

6.6

Era originario di Partinico, nel palermitano, il supereroe con la chitarra più forzuto e famoso di sempre. The Man From Utopia era un monumento di muscoli e superpoteri modellato sulla figura di Frank Zappa che solo la matita di Tanino Liberatore poteva restituire in tutta la sua forza. Anche i Pan del Diavolo costruiscono la loro saga musicale a colpi di chitarra e arrivano dal capoluogo siciliano (che voglia dire qualcosa?). Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo pubblicano il loro quarto album in studio con La Tempesta e lo intitolano Supereroi, pur non avendo niente a che fare con Marvel o DC Comics. I personaggi di questo episodio discografico, per l’appunto, non hanno maschere, ma compiono trasformazioni e scoprono superpoteri affrontando la vita di tutti i giorni.

Detto questo, i Guitar Hero dell’indie italico si lanciano nelle loro tipiche scorribande pentatoniche tra Ballarò e il Mississippi. Le chitarre dei Pan del Diavolo suonano infatti come un pendolo che oscilla tra lo scacciapensieri siciliano e il riverbero tarantiniano di Silvano Chimenti (quello di Ma che freddo fa, per intenderci). Un pentolone che rimescola sempre gli stessi ingredienti – blues, rock, folk – ma che lo fa questa volta affilando le corde e attutendo i colpi della grancassa, smussando le distorsioni e calmando l’aggressività giovanile. Dietro questa levigatura pop-rock che ricorda a tratti Ivan Graziani si nasconde Piero Pelù, produttore di buona parte dell’album. Non è quindi un caso se alcuni pezzi suonano come certi episodi della sua parentesi solista e se non è necessaria troppa fantasia per immaginare i passaggi della title track, del singolo Tornare da te, di Aquila Solitaria e di Qui e Adesso cantati dallo stesso frontman dei Litfiba. Tutti brani che, tradendo la vena più canterina del lavoro rispetto ai suoi precedenti, mettono in luce l’estro di chitarristi scesi a compromessi tra lo scatto giovanile dei riff e la prosaicità adulta di strofe e ritornelli. Anche se gli spunti cantautoriali dei testi di Alessandro Alosi – quasi privi del buscaglionismo degli esordi e del mediterraneismo del precedente FolkRockaBoom – non suonano certo come una novità. A differenza della voce, levigata come il sound.

Ulteriori ingerenze nell’album sono i feat di Tre Allegri Ragazzi Morti, Umberto Maria Giardini e Vincenzo Vasi (braccio destro di Vinicio Capossela). Collaborazioni sparse tra la vena bluegrass di Mondo al Contrario, il tex-mex in stile Calexico di Messico, la ballad L’amore che porti e l’iniziale Sempre in Fuga, naturale continuazione dell’escapismo di Vivere Fuggendo e lenza tesa come un riff per portare l’ascoltatore a bordo del disco. Un lavoro che farà storcere il naso a chi adorava le sonorità più grezze del gruppo, ma che ha il merito di mantenere sempre alto il voltaggio senza perdere colpi in nome del pop.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette