Recensioni

Era originario di Partinico, nel palermitano, il supereroe con la chitarra più forzuto e famoso di sempre. The Man From Utopia era un monumento di muscoli e superpoteri modellato sulla figura di Frank Zappa che solo la matita di Tanino Liberatore poteva restituire in tutta la sua forza. Anche i Pan del Diavolo costruiscono la loro saga musicale a colpi di chitarra e arrivano dal capoluogo siciliano (che voglia dire qualcosa?). Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo pubblicano il loro quarto album in studio con La Tempesta e lo intitolano Supereroi, pur non avendo niente a che fare con Marvel o DC Comics. I personaggi di questo episodio discografico, per l’appunto, non hanno maschere, ma compiono trasformazioni e scoprono superpoteri affrontando la vita di tutti i giorni.
Detto questo, i Guitar Hero dell’indie italico si lanciano nelle loro tipiche scorribande pentatoniche tra Ballarò e il Mississippi. Le chitarre dei Pan del Diavolo suonano infatti come un pendolo che oscilla tra lo scacciapensieri siciliano e il riverbero tarantiniano di Silvano Chimenti (quello di Ma che freddo fa, per intenderci). Un pentolone che rimescola sempre gli stessi ingredienti – blues, rock, folk – ma che lo fa questa volta affilando le corde e attutendo i colpi della grancassa, smussando le distorsioni e calmando l’aggressività giovanile. Dietro questa levigatura pop-rock che ricorda a tratti Ivan Graziani si nasconde Piero Pelù, produttore di buona parte dell’album. Non è quindi un caso se alcuni pezzi suonano come certi episodi della sua parentesi solista e se non è necessaria troppa fantasia per immaginare i passaggi della title track, del singolo Tornare da te, di Aquila Solitaria e di Qui e Adesso cantati dallo stesso frontman dei Litfiba. Tutti brani che, tradendo la vena più canterina del lavoro rispetto ai suoi precedenti, mettono in luce l’estro di chitarristi scesi a compromessi tra lo scatto giovanile dei riff e la prosaicità adulta di strofe e ritornelli. Anche se gli spunti cantautoriali dei testi di Alessandro Alosi – quasi privi del buscaglionismo degli esordi e del mediterraneismo del precedente FolkRockaBoom – non suonano certo come una novità. A differenza della voce, levigata come il sound.
Ulteriori ingerenze nell’album sono i feat di Tre Allegri Ragazzi Morti, Umberto Maria Giardini e Vincenzo Vasi (braccio destro di Vinicio Capossela). Collaborazioni sparse tra la vena bluegrass di Mondo al Contrario, il tex-mex in stile Calexico di Messico, la ballad L’amore che porti e l’iniziale Sempre in Fuga, naturale continuazione dell’escapismo di Vivere Fuggendo e lenza tesa come un riff per portare l’ascoltatore a bordo del disco. Un lavoro che farà storcere il naso a chi adorava le sonorità più grezze del gruppo, ma che ha il merito di mantenere sempre alto il voltaggio senza perdere colpi in nome del pop.
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