• Mar
    16
    2018

Album

Goodfellas

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Love is the name of the strenght that makes me do crazy things when you’re around me. A suggerirlo è la simbiosi profonda di due pianeti sonori allineati con grazia e intrepida urgenza. Voce e ukulele per lei, voce, chitarra e stompbox per lui: loro sono Ilaria Graziano e Francesco Forni, duo artistico che da ormai sei anni racconta un immaginario romanzato e quotidiano con piglio creativo e teatrale, proprio dei migliori artisti di strada che si danno al pubblico senza filtri quanto degli chansonnier francesi, pronti a dialogare amabilmente con i protagonisti dei proprio brani. La struttura minimale della loro composizione, la capacità espressiva del loro cantato e la narrazione solida ma fluida dei brani regala un viaggio intimo che trascina in un onirico blues rurale di estrema grazia esecutiva. Undici brani, undici guizzi spontanei e talvolta instabili che inondando col loro umorismo sottile e sincero, si scontrano e lottano con l’odio e l’amore finché tutto si intreccia e ogni cosa definisce l’altra.

Un alt-folk pulito con venature blues che un po’ ricorda gli americani Okkervil River unito a una crescente sensibilità indie folk di casa Mumford and Sons in tempo di duetti con la splendida Laura Marling. La loro è una musica che riesce, a colpi di ukulele e percussioni decise, a fondere le radici più tipiche del country-blues americano con tinte prettamente cantautorali per disegnare un sound diretto e semplice ma che non manca di una ricchezza strumentale ben stratificata. I suoni sono caldi, avvolgenti, un po’ nostalgici: quello di Twinkle Twinkle è un ambiente che trascende il songwriting per spostarsi in una dimensione sensoriale tra lo strascicato e il voluttuoso, e dove trova ancora più spazio la suggestione cinematica. In mezzo a melodie scintillanti, la grande matrice musicale, cinematografica e culturale del duo Graziano/Forni resta però quella del dialogo d’autore fra amori contorti e paure fanciullesche.

Dopo aver lavorato a importanti colonne sonore, tra cui quella del film L’arte della felicità di Alessandro Rak, Un fidanzato per mia moglie di Davide Marengo, Maldamore di Angelo Longoni, Arance e martello di Diego Bianchi e il pluripremiato Gatta Cenerentola, Ilaria Graziano e Francesco Forni sono tornati alla forma canzone dando alle stampe la loro terza fatica discografica: Twinkle Twinkle è quella scintilla rivelatrice che brilla nel buio per indicarci la giusta direzione da seguire quando tutto sembra essere confuso; è un monito, un invito, una mano tesa, un imperativo a se stessi, una melodia non ancora composta ma sognata, una sospensione lucente. Gli arrangiamenti rimangono essenziali e minimali, mentre a dettar legge pensano le due voci dei protagonisti, sempre accompagnati da chitarra, ukulele e stompbox in un variopinto miscuglio di alt-folk, country e blues per un affascinante viaggio attraverso Francia, Messico e tradizione italiana. Il reciproco donarsi tra il suono caldo e avvolgente della chitarra e voce di Francesco, e la strepitosa vocalità di Ilaria, segna il ciclo perfetto di un connubio magico e forse ricco di quelle traversie che sanno trasformarsi in splendide opportunità.

Se la chitarra ubriaca di Be Mine declina in chiave ironico-romantica un ottimo country-blues fatto di saggezza compositiva, ad unire le due voci in un solo tempo e in un solo spazio pensa Chains e il suo minimalismo blues che non permette nemmeno una minima fessura fra la nota dell’uno e quella dell’altro, con un crescendo intarsiato su percussioni primitive. Diario è uno stornello folk candido e malinconico, come i ponti di Venezia, da attraversare rigorosamente in maniera distratta, Leftovers si dimostra quintessenza del progetto musicale Graziano/Forni con una formula cantautorale sempre equilibrata ed emozionale. Dal francese de La glace et la neige, una parentesi più cabarettistica di un blues sostenuto e sicuro di sé che sfocia in una liberazione trasognata, all’inglese di Love The Way, narrazione da grande romanzo americano e sonorità in odor di Beirut: la convivenza di tre lingue, inglese, italiano e francese crea uno prezioso sposalizio che segue tre diversi mondi, modi di dire e attitudine nel cantare: tre lingue che si intrecciano tra loro senza incontrarsi, rendendo ancora più piacevole l’ascolto del disco. Fra ballad sussurrate e soffici come una pugnalata al cuscino dell’amato (Passaggi), fiabe oscure senza eroi (il passo silenzioso e notturno di Sospesi) o teatralità dada (l’istrionica leggerezza di The Coldest Night), nel finale affidato alla bellissima Your Eyes On Me, la chitarra di Forni sostiene il cantato caleidoscopico della Graziano che qui regala una delle sue più belle performance vocali, straziante e straziata al punto giusto, con la perfetta dose di convinzione e sincerità, come quando canta sfiancata «Uh mama, I fell down on my knees».

Sentire la voce di Forni di nuovo contrapposta a quella della Graziano è un’emozione leggiadra e primaverile, come la loro capacità di essere complementari, di sapere esattamente quando arriva il momento di lasciar respirare l’altro. Nel racconto che ci dona Twinkle Twinkle ci perdiamo in una libertà che tocca la fantasia e la rende possibile.

16 Marzo 2018
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