• Mag
    02
    2017

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Sound Of Cobra

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Dopo la dicotomia tra sole bianco e sole nero che ne segnava l’esordio lungo – come sigla, ovviamente, visto che i protagonisti non hanno bisogno di presentazioni né di curriculum sbandierati – ecco che la “visione” d’insieme degli In Zaire sale al grado successivo. Come una specie di percorso di rigenerazione o rito di passaggio, a seguire l’apocalisse post-psichedelica in salsa etno/afro/primitivista di White Sun Black Sun arrivano queste Visions Of The Age To Come, reminiscenze colemaniane evidenti per una sorta di immaginifica guida a venire messa in atto da chi conosce bene il panorama sonoro entro cui si sta muovendo. E probabilmente “vede” già oltre i confini di quel panorama.

Se due indizi non fanno una prova, per lo meno ci mettono sulla strada (della perdizione) giusta, grazie a un (terzo) occhio che è mai quanto prima votato al passato eppure in grado di segnare le vicende di questo disco: della serie, conoscere il passato come mezzo per ipotizzare il futuro. Un futuro che mantiene tutti i crismi della psichedelica dilatata e “alterata” che fu, ma che sposta l’asse della narrazione verso lande più rock hard&heavy da un lato e più grigie in modalità post-punk dall’altro. Se l’attacco di Hermes Dance – tribale, acido e ipnotico come perdere il senno in un deserto sub sahariano – sembra offrire un ponte invisibile verso il passato recente della formazione, Revelations è quasi esemplare di un atteggiamento rinnovato, insieme corposo e materico così come volatile e visionario, col suo avvitarsi tra un cantato (sì, altra novità seppur non troppo presente) da bored youth inizi ’80, catrame sonoro d’ambientazione quasi dark/goth e più di qualche slancio (chitarristico) limitrofo al metal. In questo panorama sonoro allargato si incastrano numeri energici e muscolari come lo space rock post-Hawkwind di Nibiru, nove minuti di fughe intergalattiche e densità sonora che deragliano spesso e volentieri, il groove tesissimo e in crescendo di Headscape che sembra trascinare i Chrome dei tempi d’oro in un gorgo di metal (h)urlante, il retro-futurismo a forti tinte post-moderne (bel casino, vero?) di The Seven Sermons Of The Dead, che condensa al meglio l’approccio di cui sopra, ovvero farsi ponte tra spazi e tempi diversi.

Visions Of The Age To Come è insomma un disco spiazzante e “diverso”, con molti passaggi avventurosi, ispidi, riottosi, la cui conclusione, affidata alla pacifica title track dai forti umori sixties e visionari, dimostra come la ricerca indomita e spesso furiosamente selvaggia sia il propellente principale degli In Zaire.

21 Luglio 2017
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