Recensioni

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A più di sei anni da L’Antidoto torna Inoki con un nuovo lavoro. Medioego è un titolo che rimanda a un ponte concettuale di oscurantismo moderno che va da Angelo Branduardi all’Oneohtrix Point Never di Age Of, e poteva legittimamente lasciar presagire un bignami di reazionario paternalismo da “vecchio leone” brontolone. Cosa che ci sarebbe pure potuta stare; parliamo comunque di uno che l’hip hop l’ha fatto per davvero e che in termini di coerenza e credibilità gioca nello stesso campionato di padrini e paladini come Dj Gruff e pochi altri. E invece un po’ a sorpresa questo nuovo disco non è la nostalgica e passatista zampata contro i parvenue trappari che ci si poteva aspettare. Inoki recupera la lucidità che negli ultimi anni – soprattutto sui social – gli era un po’ mancata, e sceglie con grande consapevolezza di fare un passo indietro per farne due avanti. Vale a dire che mette da parte diss vari e antichi dissapori (la presenza di Salmo in produzione parla da sola) e prova a mettere la sua attitude e la sua esibita realness su suoni che sono semplicemente moderni. Ci sono gli immancabili boom bap e le scratchate super-classiche, ma sono uno dei tanti ingredienti in gioco e non spadroneggiano mai. Sembra quasi che Inoki voglia dire “è da qui che vengo e non lo dimentico, ma è tempo di fare anche altro”.

Restare al passo con i tempi e prendere il treno giusto insomma, ma senza scordarsi a casa il bagaglio. Perché per il resto della scaletta si spazia da beat grime tra flauti e bassi marmorei (DUOMO) a cose più drill e trap, sfoggiando una palette stilistica insospettabilmente ampia e rigogliosa. Un’occhio alle spalle e uno in avanti, costantemente e senza mai perdere il focus. Perché i testi sono disseminati di auto-citazioni: quella «city by night» cantata da Tedua rimanda ad ovvi capolavori passati, e infatti riecco Dj Shocca in VETERANO, altro brano dove riecheggia un «é tutto ghetto intorno» che fa subito 950. Ma lo spettro del facile nonnismo è sempre stemperato da altri brani in cui la freschezza è efficace e mai paracula. Certo non è tutto perfetto; non mancano episodi più deboli, come l’anti-populismo qualunquista di FUCK OFF o ISPIRAZIONE: una ballatona da radio sulla falsariga di Superclassico di Ernia, con un  brutto ritornello finto-blues di Noemi – feat. sicuramente inaspettato e un po’ fuori contesto in un disco di Inoki. Va meglio su questo stesso frangente quando Fabiano resta da solo e si staglia su melodie indovinate, come accade in IMMORTALI.

Capolavoro quindi probabilmente no, buon disco invece sì e ritorno necessario pure. Ma la cosa importante è soprattutto la capacità che ha un album come questo di indicare la via per la vecchia scuola: aggiornarsi senza rinnegarsi, restare nel gioco levandosi dal pantano esclusivamente passatista di un hip hop delle origini spesso troppo talebano. Non è cerchiobottismo, ma necessaria (e qui qualitativamente riuscita) apertura mentale. 

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