• Set
    07
    2018

Album

Touch Music UK

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Originaria di Ankara, Ipek Gorgun si è sempre interessata alla musica, tanto che le sue prime apparizioni risalgono addirittura ad una decina di anni fa in alcune band della scena locale: Ecce Homo è invece il suo secondo disco solista e arriva mentre la producer e compositrice completa il proprio dottorato in Sonic Arts alla Istanbul Technical University’s Center. Sviluppato nel corso degli ultimi due anni questo sophomore-album esce per Touch dopo che l’esordio del 2016, l’autoprodotto Aphelion, aveva acceso i riflettori sull’artista turca, portandola anche a collaborare con il canadese Ceramic TL (meglio noto come Egyptrixx) per l’oscura psichedelia elettronica ispirata ai cambiamenti climatici dell’acclamato Perfect Lung.

Questa volta però Ipek Gorgun si concentra non sull’ambiente ma sull’uomo, sui diversi aspetti della sua psiche, sulla sua capacità creativa, per cercare di scoprire cosa si nasconda all’interno oltre alla mera anatomia: un’impresa non semplice, ma anche il pretesto per addentrarsi nelle più diverse soluzioni soniche. È infatti Ecce Homo un album che, pur muovendosi sempre tra ambient elettronica, field-recordings e diverse intuizioni dell’avanguardia novecentesca (su tutte il lavoro coi nastri di Pauline Oliveros, omaggiato chiaramente nella vorticosa Afterburner e in una Bohemian Grove che rielabora, distorce e moltiplica addirittura un discorso del complottista americano Alex Jones), si dimostra decisamente vario: l’iniziale Neroli esplicita sin dal titolo l’omaggio all’Eno più placido, mentre Tserin Dopchut e la pulsante Knightscope K5 si avvicinano più al noise elettronico del luminare Carlos Giffoni; ma sono le due brevi parti di Le Sacre (dove registrazioni del cinguettare di volatili sono progressivamente infettati da striduli fischi elettronici) e soprattutto la conclusiva e profondissima To Cross Great Rivers a rappresentare i momenti più alti dell’opera.

C’è un leggero slittamento percettivo in Ecce Homo: dall’inchiesta sull’umanità dichiarata inizialmente, l’opera muta in un viaggio di scoperta, un percorso anche tormentato, ma che sorprendentemente si conclude con note di speranza.

7 Settembre 2018
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